CINQUE PER MILLE

Carissimo Socio, Amico e Sostenitore,

nella oramai prossima presentazione della dichiarazione dei redditi,
puoi scegliere di destinare il tuo CINQUE per MILLE per sostenere
anche quest’anno le attività che l’ Associazione Salute Verona
svolge nel territorio per la tutela della salute dei cittadini,
scrivendo (nella casella riservata della tua dichiarazione dei redditi)
il seguente codice fiscale: 93226020233.

A te non costerà nulla; per noi sarà un grande aiuto
che ci impegneremo a “ripagare” con il nostro impegno per la tutela
dell’ambiente in cui vivi anche tu.

Grazie.

Associazione Salute Verona

 

5permille

PRESENTAZIONE DELLE OSSERVAZIONI IN REGIONE VENETO

SI RINGRAZIANO TUTTI COLORO CHE HANNO CONTRIBUITO ECONOMICAMENTE ALLA RACCOLTA FONDI PROMOSSA DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE DIMOSTRANDO SENSIBILITA’ VERSO UNA TEMATICA COSI’ DELICATA PER LA NOSTRA CITTA’ E DANDO FIDUCIA AL NOSTRO OPERATO.

AD OGGI IL VOSTRO CONTRIBUTO AMMONTA A € 830.

Cliccando sul link sotto, potete visualizzare le osservazioni presentate in Regione Veneto anche grazie al Vostro contributo

https://rdv.app.box.com/s/cztjqp49t3tfp0m9y…/…/44352711525/1

Qui altri documenti che potrebbero interessarvi

https://rdv.app.box.com/s/cztjqp49t3tfp0m9yrt6

SIAMO ORA IN ATTESA DI ESSERE RICEVUTI IN REGIONE DALL’ASSESSORE BOTTACIN
SPERIAMO INOLTRE IN UNA POSITIVA RISOLUZIONE A LIVELLO NAZIONALE.

CHE CIASCUNO FACCIA LA SUA PARTE

Nella girandola di dichiarazioni altisonanti, proclami e accuse reciproche sul tema dell’inceneritore di Cá del Bue (cui i cittadini assistono sgomenti in questi giorni) l’Associazione Salute Verona rimane coerente sulle proprie posizioni.

Coerente, in quanto la contrarietà all’impianto di incenerimento dei rifiuti è basata su serie argomentazioni scientifiche ed economiche, non sulle convenienze del momento e l’opportunismo dei suoi ‘dichiarati e mai celati ‘nemici’ nella battaglia: coloro che con tanta convinzione in passato dichiaravano quanto l’impianto fosse utile e addirittura necessario (bum!) e ora, senza vergogna, girano la banderuola dalla parte opposta e fanno proprie le posizioni che la nostra associazione (e i tanti cittadini che la pensavano come noi) hanno sempre sostenuto.

I cittadini, presi in giro da quei politici e amministratori che, per anni, hanno raccontato loro come l’inceneritore fosse necessario, ora voltano gabbana e faranno le loro valutazioni nelle urne.

A noi di Salute Verona preme dire che è ora che si smetta di parlare; che ciascuno faccia la sua parte:

Il comune di Verona rescinda il contratto con Urbaser (la ditta che dovrebbe costruire il nuovo inceneritore) “investendo” l’importo del 2,5 %, ossia poco meno di 3milioni di euro (più Iva) (e non gli 8 -9 milioni citati nell’articolo de l’arena del 29 c.m.). La penale di 26 milioni di euro che Agsm nel 2005 ha incassato da Ansaldo, quando la fase di collaudo del vecchio impianto non era stata superata, potrebbe ben aiutare in tal senso.

La Regione Veneto intervenga sul proprio piano dei rifiuti stralciando l’impianto di incenerimento veronese e attuando, sin da subito, politiche che portino rapidamente la raccolta differenziata verso la soglia prevista del 76%.

Il Governo tolga dalla bozza di decreto attuativo dell’articolo 35 del decreto Sblocca Italia l’impianto di Ca del Bue. Lasciando per un attimo perdere in nostro impianto cittadino pensiamo che da un Governo impegnato quotidianamente a lanciare slogan, o meglio, hashtag, sulla modernizzazione del Paese, ci si aspetta qualcosa di meglio del via libera all’incenerimento, metodo di smaltimento dei rifiuti obsoleto ed anacronistico. Il Governo indirizzi piuttosto gli investimenti su impianti di trattamento dei rifiuti all’avanguardia, che garantiscano di rimanere ‘attuali’  nel corso degli anni grazie a modelli di progettazione dinamici che possano adeguarsi all’evoluzione inevitabile delle tipologie di rifiuto. E spinga su politiche di riduzione dei rifiuti, come fanno tutti i paesi avanzati, incentivando a livello industriale la progettazione di materiali che garantiscano il riuso oppure uno smaltimento compatibile con le politiche di riciclo dei materiali.

Il momento è propizio affinché ciascuno dei tre principali interlocutori (Comune, Regione e Governo centrale) dimostri con i fatti la propria tensione verso politiche evolute in ambito di trattamento dei rifiuti, attuando quelle proposte che proprio in questi giorni sono proclamate a gran voce, solo così noi cittadini potremo tornare a credere a quanto in questo momento può apparire una demagogica strumentalizzazione.

Associazione Salute Verona

Nicoletta Chierego, Daniele Nottegar

Abbiamo bisogno del vostro sostegno: Passaparola !!!

AIUTATECI A SOSTENERE ECONOMICAMENTEQUESTA IMPORTANTE INIZIATIVA:

BONIFICO SUL CONTO CORRENTE DELL’ASSOCIAZIONE
CAUSALE “CONTRIBUTO VOLONTARIO PROGETTO TERRA SRL

IBAN: IT07Z0503411707000000042296

fronte retro

Lettera consegnata al Prefetto di Verona

Verona, 7 settembre 2015

 

 

A

Prefetto di Verona

Salvatore Mulas

prefetto.prefvr@pec.interno.it

 

E p.c.:

Al Ministro all’Ambiente,

tutela del territorio e del mare

On. Gian Luca Galletti

segreteria.ministro@pec.minambiente.it

 

Al Direttore Generale

Dott. Mariano Grillo

Direzione Generale per i rifiuti e l’inquinamento

C/O Ministro all’Ambiente,

tutela del territorio e del mare

RIN-UDG@minambiente.it

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Matteo Renzi

matteo@governo.it

 

Al Presidente Regione del Veneto

Luca Zaia

luca.zaia@consiglioveneto.it

 

All’Assessore all’Ambiente, protezione Civile

Gianpaolo Bottacin

giampaolo.bottacin@consiglioveneto.it

 

 

 

Oggetto: Schema di Decreto ai sensi dell’art.35, comma 1 del decreto-legge 12 settembre 2014 n.133 (ex Decreto “Sblocca Italia”) convertito dalla Legge 11 novembre 2014, n.164 – Conferenza Stato-Regioni 9 settembre 2015

 

Egregio Prefetto

il giorno 9 settembre 2015 la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome sarà chiamata a esaminare, ad un livello tecnico, lo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, recante “l’individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché l’individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento”.

Questo schema di Decreto è stato predisposto ai sensi dell’art.35, comma 1 del decreto-legge 12 settembre 2014 n.133 (c.d. Decreto “Sblocca Italia”) convertito dalla Legge 11 novembre 2014, n.164.

Per quanto premesso e in vista dell’importante appuntamento del 9 settembre, la scrivente Associazione intende comunicare la sua forte preoccupazione per i contenuti di un documento, che prevede la realizzazione di un ulteriore impianto di incenerimento di rifiuti a Verona per il Veneto. In generale vogliamo segnalare la grave lacuna del decreto che non prende in considerazione scenari alternativi all’incenerimento, come impianti a freddo con recupero di materia (cosiddette “Fabbriche dei Materiali”) che non solo sono praticabili e praticati, anche per la riconversione di vecchi impianti di TMB (per i quali lo Schema di Decreto assume invece la continuazione della produzione di CSS), ma si stanno diffondendo via via anche in molte realtà Italiane.

Una Regione quale la nostra, che ha molte realtà virtuose che già oggi vanno oltre 65% di raccolta differenziata, verrebbe ‘schiacciata al ribasso ’ da un decreto che pone il limite al 65%, limite che il Piano Rifiuti della Regione Veneto, fresco di approvazione, eleva al 76%. Vero è che nel citato Piano rifiuti è rimasto in previsione un impianto di incenerimento, retaggio di una strategia degli anni 90, anni in cui questi impianti si collocavano in maniera più importante nel ciclo dei rifiuti e non come trattamenti residuali di fine ciclo, ormai destinati alla marginalità per costi e normativa europea che ne impedirà la costruzione dal 2020. Questo impianto ha visto scendere il suo potenziale di incenerimento da 190 a 150 t/anno, riconoscendo la fisiologica decrescita del prodotto ‘rifiuto’ ma non arrivando, come in realtà dovrebbe essere, a riconoscere l’abbandono completo di impianti con tecnologie non certo all’avanguardia tecnologica. Infatti un impianto di incenerimento:

  • È molto costoso in rapporto all’implementazione di fabbriche dei materiali
  • Vanifica il recupero della materia, costringendo quindi al ricorso alle materie prime, che ben sappiamo essere ‘finite’ e per questo molto preziose
  • Ha tecnologie all’avanguardia finalizzate a non creare troppi danni in atmosfera, tecnologie quindi che hanno un elevato costo sia in fase costruttiva che manutentiva e che precipuamente servono a ‘nascondere’ le sostanze dannose, che riusciremo ad individuare soltanto quando l’ultimo filtro utile (i nostri polmoni e quindi il nostro sangue) li riceveranno. Tecnologie già obsolescenti e statiche, che non lasciano spazio al rapido avanzamento tecnologico nelle strategie di produzione e trattamento dei materiali.
  • Imporrà probabilmente un incremento della spesa sanitaria (punto molto dibattuto, ma di evidenza suffragata da molte ricerche mediche, per chi non vuole nascondersi dietro ai propri interessi)
  • Un costo elevato nel trattamento dei rifiuti, a carico del cittadino, poiché disincentivante nelle politiche di smaltimento e differenziazione del rifiuto.
  • Inibisce l’occupazione che invece sarebbe esponenzialmente crescente con la creazione di “fabbriche di materiali” che prevedano il recupero e trattamento a freddo degli stessi. Le opportunità occupazionali di una economia “circolare” sono di gran lunga superiori a quelle di una economia che distrugge costantemente risorse preziose e rappresentano, anche per la nostra Regione, una grandissima opportunità per sviluppare economie sostenibili per un benessere durevole di tutti i cittadini.
  • Potrebbe deprezzare le molte colture dei nostri territori, portando negli anni alla perdita di marchi DOC e DOP, così rilevanti nell’economia della nostra Regione.

 

Riteniamo che nessun buon padre di famiglia deciderebbe oggi di fare un investimento altamente significativo per una tipologia di impianto che, lo ripetiamo, l’Europa dichiara non più costruibile a partire dal 2020.

La scrivente Associazione rivolge un appello al Governo ed all’Amministrazione Regionale affinché si adoperino per evitare il rischio che siano realizzati ulteriori impianti di incenerimento di rifiuti in netto contrasto con le esigenze economiche e sociali, attuali e future, dei territori.

Per maggiore approfondimento del tema vogliamo includere in allegato alcune osservazioni, redatte da professionisti, che evidenziano le principali “lacune” del decreto così come proposto.

 

 

Voglio sin d’ora ringraziarLa per l’attenzione che ci ha accordato.

Cordiali saluti

 

 

 

 

 

 

Associazione Salute Verona

 

Il Presidente

Dott.ssa Nicoletta Chierego

 

 

 

 

Allegato

Nota di Rilascio

Come esperti e ricercatori che agiscono in supporto alle campagne per una evoluzione virtuosa dei sistemi di gestione dei materiali post-consumo, secondo le direttrici di una strategia Rifiuti Zero ed in coerenza con la visione di una Economia Circolare, ci è stato chiesto di predisporre alcune note di valutazione critica dello Schema di Decreto applicativo dell’art.35 del cosiddetto “Sblocca-Italia”, fornendo al contempo evidenze e valutazioni sugli errori fattuali e concettuali dello stesso.

Questa nota è il prodotto delle riflessioni da noi condivise, e viene messa a disposizione di chi, decisore, attivista, amministratore, cittadino che ha a cuore il tema, intende informare in modo corretto il dibattito locale, e stimolare la formazione di posizioni istituzionali (a partire dalle Regioni, destinatarie della proposta di Decreto) avverse allo Schema di Decreto, e concordi con i principi di sostenibilità e beneficio economico e sociale alle comunità locali.

Gli estensori della nota mettono a disposizione la stessa per tutte le azioni e valutazioni di conseguenza, e sono disponibili per gli eventuali approfondimenti.

 

Natale Belosi

Coordinatore Scientifico Ecoistituto di Faenza

Agostino Di Ciaula

Medico, Coordinatore Comitato Scientifico ISDE – Medici per l’Ambiente

Enzo Favoino

Scuola Agraria del Parco di Monza, Coordinatore Scientifico ZWE – Zero Waste Europe

Beniamino Ginatempo

Professore Ordinario di Fisica, Università di Messina

Andrea Masullo

Ingegnere Ambientale, Direttore Scientifico Greenaccord

Piergiorgio Rosso

Ingegnere Esperto Sistemi Industriali

Federico Valerio

Chimico Ambientale

03/09/2015 Note critiche su schema di decreto applicativo art. 35 c.d. “sblocca-Italia” – Vers. 1

 

Note critiche sullo schema di decreto applicativo

dell’art.35 del c.d. “sblocca-Italia”.

 

Lo schema di decreto è costruito in modo da valutare le “necessità di ulteriore capacità di incenerimento” nelle diverse aree.

Il documento presenta diversi errori, sia concettuali che fattuali:

 

  1. A) sul piano generale (errore di impostazione concettuale): lo Schema di Decreto presuppone di volere rispondere alle criticità presenti sul territorio nazionale, onde evitare procedure di infrazione per mancato rispetto delle Direttive. Ci si riferisce, con ogni evidenza, alla Direttiva 99/31 sulle discariche, ed in particolare al mancato rispetto (in alcune parti del territorio nazionale) dell’obbligo di pretrattamento, sancito dall’art.6, punto a) (“solo il rifiuto trattato viene collocato in discarica”, obbligo poi ripreso dal Dlgs. 36/03 di recepimento della Direttiva). Il problema è che lo Schema di Decreto assume che tale obbligo vada rispettato mediante sistemi di trattamento termico, e che il rifiuto urbano residuo (RUR) debba dunque passare attraverso sistemi di incenerimento (o co-incenerimento): questo non è condivisibile, né corretto, in quanto non c’è nulla che attesti un tale obbligo nelle Direttive UE, ed esistono invece altri sistemi di pretrattamento

 

  1. B) nel merito tecnico (errori e distorsioni fattuali) tanti passaggi di calcolo sono errati, artificiosamente errati, ed al solo scopo strumentale di massimizzare il calcolo delle necessità di ulteriore incenerimento. Tra le distorsioni di calcolo ed assunti erronei fondamentali elenchiamo:
  • si assume il conseguimento del 65% di RD (e non un decimo di percentuale di più, come se tale livello fosse il livello massimo e non minimo di RD previsto dalle disposizioni nazionali; sappiamo invece che ulteriori scenari virtuosi e livelli incrementali di RD si aprono sempre, quando si consolidano schemi basati su RD porta a porta e tariffazione puntuale)
  • non si tiene conto di quei Piani Regionali che già da tempo prevedono comunque obiettivi di RD superiori, ed in certi casi (es. Veneto) marcatamente superiori al 65%: le Regioni verranno costrette a rivederli al ribasso?
  • non vengono minimamente considerati gli effetti quantitativi di programmi di prevenzione/riduzione del rifiuto (si assume solo una “invarianza del quantitativo di RU”), che sono però resi obbligatori
  • dalla Direttiva 2008/98, art. 29 (la citazione delle Direttive da parte del documento è dunque decisamente sbilanciata, e l’impianto del documento stesso ci mette a rischio infrazione quando invece dichiara di volerle evitare)
  • dallo stesso Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti, incluse le indicazioni fornite dal Comitato Tecnico Scientifico per l’attuazione del Programma Nazionale di Prevenzione

 

  • viene impropriamente computata una necessità di incenerimento del 10% dei materiali da raccolta differenziata, quando
  • le percentuali di scarti, nei modelli domiciliari (quelli di riferimento per il conseguimento degli obiettivi nazionali di RD e soprattutto per quelli incrementali ora in discussione nell’ambito del dibattito su Economia Circolare a livello UE) sono inferiori, a volte marcatamente inferiori
  • non tutti gli scarti da attività di riciclaggio sono inceneribili (es. scarti da vetrerie)
  • gran parte degli scarti inceneribili sono anche, in modo più coerente con le gerarchie UE, e con migliore profitto economico, riciclabili (es. plastiche eterogenee)
  • si assume una produzione del 65% di CSS dagli impianti di pretrattamento (dato artificiosamente al rialzo, rispetto alla realtà degli stessi impianti di preparazione CSS, che pure non rientrano nelle strategie che noi condividiamo)
  • pur non condividendo noi la strategia del co-incenerimento, occorre rilevare che gli stessi quantitativi avviati a co-incenerimento, che vanno dunque in detrazione al computo delle necessità complessive di incenerimento, sono largamente sottostimati, essendo basati sui dati 2013 che non tengono conto degli effetti incrementali determinati dal Decreto Clini” nell’ultimo biennio
  • soprattutto, non si prevedono assolutamente scenari operativi alternativi, come gli impianti a freddo con recupero di materia (cosiddette “Fabbriche dei Materiali”) che non solo sono praticabili e praticati, anche per la riconversione di vecchi impianti di TMB (per i quali lo Schema di Decreto assume invece la continuazione della produzione di CSS), ma si stanno diffondendo nelle programmazioni locali in molte parti d’Italia in modo da
  • rispondere da subito all’obbligo di pretrattamento
  • farlo secondo declinazioni virtuose e rispettose della primazia del recupero materia
  • farlo con minore impegno di risorse finanziarie per unità di capacità operativa installata (i costi di investimento specifici di tali impianti sono di 300-500 Euro/t. anno, contro 1000-1500 Euro/t. anno necessari per gli impianti di incenerimento) il che consente di riservare maggiori risorse all’attivazione dei sistemi di RD ed all’impiantistica dedicata al riciclo ed al compostaggio
  • mantenere flessibilità nel medio-lungo termine, grazie alla convertibilità di tali impianti a trattare materiali da RD, il che consente di accompagnare la crescita delle raccolte differenziate e la minimizzazione progressiva del RUR

 

  1. C) infine, e questo è il maggiore difetto di analisi dello Schema di Decreto (errore di prospettiva), non si prendono neanche in minima considerazione gli scenari incrementali di recupero materia attualmente in discussione a livello UE, nel corso del dibattito sulla “Economia Circolare”; scenari che con ogni probabilità porteranno ad un aumento degli obiettivi di recupero materia (70% rispetto all’attuale 50%, assunto dallo Schema di Decreto). Evidentemente, la cosa non potrà coesistere con una situazione di infrastrutturazione “pesante”, come previsto dallo Schema di Decreto, mediante impianti che richiedono alimentazione con flussi di RUR garantiti per 20-30 anni. Questo sarebbe lo stesso errore fatto negli anni ’90 dai Danesi, che tuttavia se ne sono accorti e non a caso hanno adottato una strategia nazionale di gestione delle risorse che prevede ora una “exit strategy” dall’incenerimento al grido di “ricicliamo di più, inceneriamo di meno” [1]

 

 

 

[1] Denmark without waste – recycle more, incinerate less. The Danish Government, 2013.