Archive for 31 luglio 2012

CA´ DEL BUE. Su richiesta dell’ opposizione

Sull´inceneritore tecnici a confronto in aula consiliare.
E in Provincia primo via libera al monitoraggio ambientale.
sabato 28 luglio 2012 CRONACA, pagina 11

Favorevoli e contrari all´inceneritore di Ca´ del Bue si confronteranno in un Consiglio comunale aperto. Il presidente dell´assemblea civica Luca Zanotto, durante la discussione sull´aggregazione fra Agsm e Amia, ha infatti accolto la richiesta in tal senso del capogruppo del Pd Michele Bertucco. La seduta sarà preceduta da una riunione in commissione consiliare aperta ai cittadini e ai comitati per mettere a punto le modalità del confronto, il primo di questo genere sull´impianto di Ca´ del Bue.
Intanto il vicepresidente della Provincia e assessore all´ambiente Fabio Venturi informa che la Commissione tecnica provinciale per il controllo di Cà del Bue detta Commissione Punto Zero (composta da Provincia, Arpav, Ussl 20 e 21, Comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, Verona e Zevio) ha approvato all´unanimità il progetto del sistema di monitoraggio ante e post operam proposto dall´Istituto superiore di sanità.
Il 4 marzo 2011 era stata stipulata tra il Comune di Verona e l´Istituto superiore sanità, la convenzione per la realizzazione, in collaborazione, di un programma di ricerca avente come obiettivo la valutazione della situazione ambientale ante operam nell´area circostante l´impianto di incenerimento di Cà del Bue nel Comune di Verona e la definizione di procedure di sorveglianza ambientale da porre in atto, la valutazione di un programma di sorveglianza ambientale da porre in atto ante e post operam con particolare riguardo ai parametri che possono influire sulla salute umana.
«Il sistema di monitoraggio proposto». commenta Venturi, «risponde pienamente ai principi e ai criteri concordati e si ispira al principio di precauzione ed è stato aggiornato anche con le recenti conclusioni del progetto “Moniter”, studio che ha monitorato le eventuali ricadute ambientali e sanitarie di tutti i termovalorizzatori e inceneritori dell´Emilia Romagna, voluto dalla stessa Regione».
Il sistema, aggiunge Venturi, « è centrato sui rischi per la salute poiché estende il suo controllo all´intera filiera che va dalla contaminazione ambientale, alla disponibilità dei contaminanti pericolosi, agli effetti avversi sulla popolazione potenzialmente esposta ed è capace di identificare iniziative di mitigazione/rimozione del rischio, e di valutarne l´efficacia, poiché ponendo l´attenzione sugli specifici contaminanti può segnalare eventuali aspetti critici dell´esercizio dell´impianto e valutare per comparazione l´efficacia della loro gestione».E.S.

Articolo Originale

PONTE NELLE ALPI: IL PORTA A PORTA CONVIENE.

E’ stato organizzato un pullman dall’Alto Garda e Ledro in cui sono stati invitati tutti i politici dell’Alto Garda, con la finalità di far conoscere il Comune di Ponte nelle Alpi in Provincia di Belluno, realtà con il più alto tasso di raccolta differenziata e di riciclaggio dei rifiuti (oltre 90%), per mezzo di una raccolta “porta a porta” su tutte le tipologie di materiali.

La volontà del nostro movimento è quella di incentivare l’introduzione del sistema di raccolta domiciliare su tutto il territorio, per una miglior gestione dei rifiuti finalizzata al recupero delle materie invece che allo smaltimento, con i materiali che vengono avviati alla filiera del riciclo.

INCENERITORI – SI, NO, PERCHE’? IL DIBATTITO CONTINUA – INTERVISTA AL PROF. GIANNI TAMINO

Padova, 12 luglio 2012

ELISABETTA BERNARDINI
D) Professor Tamino, nonostante si profili per il nostro pianeta un futuro sostenibile, caratterizzato da un espandersi dell’economia ecologica, che vuole il riciclo dei rifiuti come la migliore delle risoluzioni ai problemi dell’inquinamento, esistono, purtroppo, a tutt’oggi, sistemi di smaltimento dei rifiuti impropri, come gli inceneritori. Per cui il dibattito sulla loro valenza o meno, è ancora aperto. A che cosa servono questi impianti chimici, e qual’è il loro contributo all’ecologia?

R – In tutta Europa si sta discutendo sulla validità o meno degli inceneritori. Tutti i paesi europei tendono a non realizzare nuovi inceneritori e comunque a non incentivarli, come invece si fa ancora in Italia (si pensi ai CIP6).
Gli inceneritori non hanno risolto il problema dei rifiuti perchè intervengono a valle, cioè si continua a produrre rifiuti e ci si pone solo il problema di come smaltirli. Ma poichè nulla si crea e nulla si distrugge, i rifiuti inceneriti producono polveri e ceneri che vanno smaltite in discariche (per un totale compreso tra il 25 e il 30 %), mentre il resto va a finire in atmosfera sotto forma di fumi inquinanti. Ma poichè la combustione è una reazione chimica dei rifiuti con l’aria, alla fine per ogni tonnellata di rifiuti si producono 3-4 tonnellate tra ceneri, polveri e fumi.
Non servono inceneritori, ma una seria riduzione dei rifiuti a monte (si pensi agli inutili imballaggi che costituiscono quasi il 50% dei rifiuti domestici) e una produzione di oggetti o prodotti pensati per essere riutilizzati o quanto meno riciclati. A quel punto una buona raccolta differenziata può eliminare completamente il problema.

D) In merito alle norme europee, queste, sappiamo che controllano le emissioni di sostanze inquinanti. Ma quanto valgono simili controlli al fine di contenere la fuoriuscita dei veleni che si concentrano nei residui dovuti al lavoro degli inceneritori?

R – Le norme italiane ed europee si concentrano solo su pochi inquinanti (polveri sottili, ossidi d’azoto, metalli pesanti, diossine), ma gli inquinanti che escono da un inceneritore sono centinaia o forse migliaia. Comunque l’errore sta nel fatto che si pongono limiti di concentrazione, cioè quantità di sostanza per metro cubo di fumi, ma molte sostanze si accumulano e sono attive anche a distanza di tempo.
Per questo è importante sapere la quantità annua emessa dall’inceneritore, ma su questo valore non ci sono limiti. Così le diossine possono essere perfettamente al di sotto dei limiti di legge per metro cubo. ma essere molto pericolose come accumulo annuale. Inoltre per le polveri sottili non vi sono limiti, per quella frazione che corrisponde alle nanoparticelle; così mentre si pone un limite in peso si dimentica che le nanoparticelle sono pericolose in numero.
Ma mentre le PM10, considerate nella norma, sono grossolane e pesano molto, le PM1, a parità di peso sono mille volte di più (se consideriamo i volumi); in tal modo anche riducendo del 90% le polveri sottili, con gli inceneritori di nuova generazione dotati di appositi filtri, non si riduce il numero delle polveri più pericolose, quelle più piccole.

D) Di fronte alla enorme quantità di rifiuti (fra cui la plastica, che è riciclabile), necessaria a far funzionare un inceneritore, sembra non esserci equilibrio tra il fatto che si stia promuovendo l’economia ecologica e al contempo, stanno sorgendo altri impianti in Italia.

R – E’ evidente che se si elimina parte degli imballaggi e si fa una seria raccolta differenziata, avviando le frazioni raccolte al riciclo, non resta nulla per alimentare gli inceneritori, per cui, se si mantengono in funzione quelli esistenti e si pensa di costruirne nuovi, servirà a non fare buone pratiche di raccolta differenziata o a non riciclare le varie frazioni, per alimentare gli inceneritori, che ricevono gli incentivi, anche se l’energia prodotta è trascurabile e ben inferiore a quanto sarebbe l’energia risparmiata attraverso il riciclo o il riuso dei materiali.

GIANNI TAMINO – (Mogliano Veneto, 1947), laureato in Scienze Naturali, docente di Biologia generale, e di Fondamenti di Diritto Ambientale, al Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Padova, è stato anche tra i promotori, nel 1985, del referendum contro il nucleare. Parlamentare presso La Camera dei Deputati, dal 1983 al 1992, e parlamentare europeo dal 1995, è un esponente della Federazione dei Verdi.

È stato vicepresidente della Commissione per la cultura, la gioventù, l’istruzione e i mezzi di informazione e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia. Ha aderito al Gruppo Verde.

Si è sempre occupato di problemi ambientali, di energie rinnovabili, di sostenibilità, di biotecnologie, di ricerca nell’ambito degli inquinanti ambientali, pubblicando libri e scrivendo numerosi articoli su riviste scientifiche, culturali e divulgative. Si è interessato allo studio di centrali elettriche e inceneritori e il loro impatto ambientale, e alla possibilità di rischi biologici e di effetti mutageni e cancerogeni causati dalle attuali biotecnologie e dai campi elettromagnetici.

Ha partecipato a numerosi Convegni e a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche, in particolare alla RAI (dove fa parte del gruppo di esperti sull’energia della trasmissione Caterpillar). È stato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, in particolare, del Gruppo di lavoro sui rischi biologici, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie.

(fonte wikipedia)

Inceneritore Verona, “silenzi come a Parma”

Parma, 26/07/2012
h.13.00

Alcuni sindaci appaiono a volte come campioni di trasparenza e uomini di buona volontà, pronti a proteggere i propri concittadini e la loro salute.
Sembrava così anche nel caso del sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi.
Nel marzo del 2011 fu siglata una convenzione con l’Istituto Superiore di Sanità, per esaminare gli inquinanti nell’area attorno al costruendo impianto di incenerimento di Ca’ del Bue, fratello gemello del mostro di Ugozzolo.
Trascorso ormai un anno e mezzo dalla dichiarazione in pompa magna, la relazione introduttiva, che è stata consegnata dall’Istituto Superiore di Sanità al Comune ormai nell’ottobre scorso, è andata persa in qualche polveroso cassetto.
Alla faccia della trasparenza.
La relazione, che abbiamo avuto modo di leggere, afferma che “la combustione di un chilogrammo di rifiuto produrrà un grammo di elementi inquinanti di interesse igienico-sanitario, fra i quali ossidi di azoto, ammoniaca, diossine, PCB, IPA, arsenico, mercurio, cadmio”.
Dal momento che si prevede di bruciare 600 tonnellate di rifiuti al giorno, quanti inquinanti saranno prodotti ogni giorno dall’impianto?
Le analisi preoccupanti non finiscono qui: “Questa situazione (la climatologia dell’area, che è poi quella tipica della pianura padana e perciò simile alla nostra) crea una criticità per cui le emissioni dell’impianto potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 Km dall’impianto”.
Ed ancora: “Nell’intera area di raggio di 5000 metri dall’impianto sono presenti insediamenti urbani con densità abitativa che li rende sensibili ai contaminanti aerodispersi”.
Che tradotto sarebbe come dire: in questa area ci sono uomini, donne, bambini che saranno contaminati dalle emissioni dell’inceneritore. Non molto tranquillizzante.
Non vogliamo entrare nel merito del progetto di biomonitoraggio capeggiato dall’I.S.S. per l’inceneritore di Verona, ma il progetto già in premessa ricorda come sia arduo il controllo per la difficoltà di reperire esattamente le fonti emissive degli inquinanti.
E’ del tutto probabile che alla fine si dica che l’inquinamento riscontrato non è colpa dell’impianto di incenerimento.
Anche l’impianto di Parma ha il suo progetto di controllo emissioni ed eventuale impatto sulla popolazione. Un progetto che probabilmente ci dirà che effettivamente gli inquinanti sono emessi (del resto lo sappiamo già dagli studi internazionali e da ciò che è riportato nel progetto stesso del PAI), ma lo dirà quando sarà troppo tardi e il danno ormai fatto.
Sappiamo che le sostanze emesse, diossine, furani, PCB, metalli pesanti, nel tempo di funzionamento si accumuleranno nei terreni circostanti, che diventeranno una sorta di discarica all’aperto per queste sostanze cancerogene.
Sempre di più risulta evidente come la scelta fatta da Parma sia foriera di future malattie e di impoverimento della qualità del territorio circostante.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma

Fonte

Inceneritore, M5S: non abbiamo bacchetta magica

Nonostante i proclami di alcuni consiglieri di minoranza l’inceneritore rimane una soluzione dannosa e inutile. La nomina di Paolo Rabitti come consulente del comune di Parma sulla vicenda dell’inceneritore deve avere scombussolato non poco tali consiglieri. Stiano sereni, non vogliamo che far emergere la verità su una storia dai troppi lati oscuri.

Quando ci si imbatte in errori madornali bisogna cercare di fare il possibile per correggerli e se si vuole trasparenza e onestà non bisogna fermarsi fino a quando non si giunge ad una spiegazione coerente e la matassa si fa meno intricata. E’ quello che sta facendo l’amministrazione comunale di Parma, in particolare sull’inceneritore di Iren in fase di costruzione ad Ugozzolo. Ma certo non ci si limita a far emergere l’assurdità di un progetto voluto e sostenuto non solo da Ubaldi e Vignali, ma anche e soprattutto dal Pd e da Bernazzoli, che oggi non sanno come uscirne, nemmeno a parole.

Si sta lavorando alacremente, per far fare a Parma un passo decisivo e inarrestabile verso la prospettiva rifiuti zero e riciclo totale, per dimostrare che anche in questo caso è una questione di volontà e non di impedimenti. Ovvio che i rifiuti zero non si possono attuare domani mattina, ma nel giro di pochi anni questo sarà possibile.

I consiglieri di minoranza potrebbero dare il loro contributo, ma preferiscono sparare a casaccio e nel mucchio, senza peraltro aver nulla di concreto da colpire. Senza rendersi conto che la campagna elettorale è finita da un pezzo. Il sindaco Pizzarotti e l’assessore Folli, con il contributo di tutta l’amministrazione e i consiglieri del movimento cinque stelle, stanno impegnandosi a fondo per costruire il progetto della raccolta differenziata che consenta a Parma di fare il salto di qualità che fin qui è mancato.

Non abbiamo la bacchetta magica, che sicuramente Dall’Olio ci potrebbe mostrare, ma abbiamo ben chiaro l’obiettivo, che forse manca invece al Pd, quello di fare il bene dei cittadini e del territorio, evitando di accendere un impianto che dovrebbe bruciare vent’anni per arrivare a coprire i costi di investimento. Per noi viene prima di tutto la salvaguardia dell’ambiente, non a parole, ma con i fatti. E sui rifiuti ormai non si può più fingere che non ci siano soluzioni alternative ed efficaci all’incenerimento.

Come il Pd ben sa anche a Reggio se ne sono accorti. I materiali scartati devono essere recuperati, non bruciati. Sono una ricchezza. Una convinzione surrogata anche dall’Europa, che prevede al 2020 il divieto di bruciare materiali riciclabili o compostabili. Ci spiegheranno allora i consiglieri cosa vorrebbero bruciare nel loro tanto amato inceneritore, quando l’Europa porrà il suo veto.
Movimento 5 Stelle Parma