Archive for Davide Salute Verona

IL TRIANGOLO MALEDETTO !!!

Tra S. Michele, S. Martino B.A. e S.G. Lupatoto si sta progettando una cittadella dei rifiuti: ben tre impianti con un forte impatto ambientale sorgeranno in questa zona

Gentile direttore, le ultime notizie sul tema rifiuti hanno definitivamente chiarito quello che da tempo sospettavamo, ossia creare una cittadella dei rifiuti proprio al centro tra S. Michele, S. Martino B.A. e S.G.Lupatoto. Ben tre impianti di impatto devastante sorgeranno in questa zona. 1) L’inceneritore di Verona, con una capacità di 600 tonnellate giornaliere, che brucerà chissà cosa e chissà per chi. L’illusione che in regione si fosse presa coscienza dell’assurdità di un opera del genere è svanita quasi subito, ed ha lasciato il posto alla certezza che il rinvio non è stato altro che la scaramuccia tra due diverse fazioni politiche. 2) La mega discarica di Cà Vecchia, nata con una potenzialità di 75.000 metri cubi, ed il cui scopo era quello di reperire fondi per bonificare la stessa Cà Vecchia illegalmente inquinata negli anni ottanta, ed ora autorizzata ad ospitare 1.700.000 (un milione e settecentomila) metri cubi di rifiuti speciali provenienti anche questi chissà da dove. Opera questa già in atto e visibile dalla tangenziale est. 3) Un nuovo impianto di trattamento da 900 tonnellate al giorno di rifiuti pericolosi e non, comprendente anche un impianto pirometallurgico per lo smaltimento di scarti di fonderia.

Temiamo inoltre che In questo Triangolo maledetto tutto ciò non basti ancora. Sono sempre in agguato i vecchi forni di Cà Del Bue, che se riattivati potrebbero bruciare altre 500 tonnellate al giorno di rifiuti speciali. E perché non ipotizzare a questo punto anche lo spostamento di AMIA in questa cittadella del rifiuto? E’ fin troppo semplice immaginare le conseguenze per chi abita da queste parti, l’accumulo di inquinanti darà un colpo mortale a tutte le attività della zona oltre che alla salute dei cittadini. Tutto ciò farà si che la cittadella dei rifiuti dovrà ad un certo punto essere fermata, I valori di inquinamento infatti raggiunti livelli non più giustificabili, obbligheranno le autorità a far abbandonare il sito a queste attività, allora toccherà ai cittadini pagare economicamente le bonifiche. In termini di salute avremo già cominciato a pagare molto prima. Chi si è arricchito sulla nostra pelle, al contrario non ne avrà alcun onere. Gli esempi di tutto ciò sono molti, il petrolchimico di Marghera, o quello di Ancona, e ancora Brescia con la Caffaro, Taranto con l’ILVA solo per citarne alcuni.

Ma perché tutto questo? Forse è in scadenza qualche cambiale politica? Qualche sponsorizzazione sportiva, qualche palestra o qualche compensazione può essere barattata con la nostra salute? Purtroppo non solo Verona con Cà Del Bue ha ceduto all’irrazionale, anche S. Martino B.A. sta cedendo il proprio territorio con scelte irresponsabili, Cà Vecchia e il nuovo impianto di trattamento da 900 tonnellate sono sul territorio San Martinese, e tutto questo stride con la politica ambientalista basata sulla green economy e sul rispetto ambientale di cui si è fatta vanto l’amministrazione locale. Chiediamo quindi di appoggiare tutte le iniziative che verranno poste in atto assieme alla cittadinanza di S Martino, finalizzate a spronare i politici locali, in particolare il sindaco Avesani, di cui apprezziamo e condividiamo la battaglia per un’alternativa all’inceneritore, ma non possiamo che invitarlo ad opporsi con tutti i suoi mezzi a questo scempio. Ricordiamoci che sarà la Regione che autorizzerà l’impianto, ma se comuni e abitanti saranno fortemente contrari , la Regione si adeguerà, altrimenti…….

Nicoletta Chierego, Paolo Portelli
Salute Verona

Diretta Verona – RIFIUTI E INCENERITORI

Inceneritore, lo strappo di Zan: «Si chiuda la prima linea»

L’assessore all’Ambiente a sorpresa: con la differenziata spinta l’impianto è sovradimensionato. Fusione? Serve più trasparenza.

PADOVA. Assessore comunale all’Ambiente Alessandro Zan, leader veneto di Sinistra Ecologia Libertà, che idea si è fatto della fusione tra Hera e AcegasAps?
«Io non nascondo la preoccupazione per questa fusione, che è ancora al buio. Non se ne conoscono i contenuti; avverto il rischio che prevalga la logica del business a scapito degli interessi dei cittadini. Tanto più che la governance si trasferisce altrove ».

Insomma, un’operazione condotta con metodo verticistico?
«Fino ad oggi non c’è stato coinvolgimento della città. Servono più garanzie, la massima trasparenza. È necessario il coinvolgimento dei consigli comunali»…

 

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Gli inceneritori uccidono

Ormai le evidenze abbondano e i principi di precauzione e prevenzione dovrebbero suggerire la messa al bando degli inceneritori.Di quelli vecchi come di quelli nuovi. Parla il dott. Celestino Panizza, medico per l’ambiente di Brescia, dove opera l’inceneritore più grande d’Europa.

Montagna di rifiuti

La ricerca di un medico capace di esprimersi in modo autorevole e deciso sul danno sanitario degli inceneritori mi porta fuori provincia, a Brescia, essenzialmente per due motivi. Da una parte, perché in Trentino, a parte qualche eccezione rappresentata da medici-amministratori (il sindaco di Centa San Nicolò dottor Roberto Cappelletti e l’assessore all’ambiente di Lavis dottor Lorenzo Lorenzoni), i medici trentini finora non hanno trovato di meglio che prendere atto della volontà di costruire l’inceneritore (è accaduto nell’estate 2008, vedi QT 16/2008). Dall’altra parte, perché dire Brescia, parlando d’inceneritori, significa riferirsi all’ambito di osservazione più importante, perché a Brescia opera dal 1996 l’inceneritore più grande d’Europa, un mostro che brucia 800.000 tonnellate l’anno di rifiuti…

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Pannolini sporchi? Un bel business: ecco il primo impianto che li ricicla.

Recupero al 100%, nasce una filiera inedita nel mondo. L’azienda Crv, il Comune di Ponte nelle Alpi, la costola italiana della multinazionale: patto per la eco-innovation

 

VEDELAGO (Treviso) — Chiunque ne abbia cambiati a quintali per ripulire il piccolo di casa, se lo sarà chiesto almeno una volta: ma dove andranno a finire tutti questi pannolini usati, con il loro profumatissimo carico? Risposta: fino a oggi, sono andati nel bidone del secco indifferenziato e, nel migliore dei casi, sono stati smaltiti per incenerimento. O, più probabilmente, sono stati seppelliti in una discarica, posto che costa molto meno.

Non sarà sempre così. In provincia di Treviso, nello stabilimento del Centro Riciclo Vedelago (Crv), sta per arrivare dagli Stati Uniti – dove è stato costruito il «cuore» del macchinario, seguendo i suggerimenti e le indicazioni dei tecnici vedelaghesi – il primo impianto al mondo destinato a realizzare una filiera completa per il recupero totale di pannolini e pannoloni, che pesano per il 3% sui 32 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti complessivamente ogni anno in Italia. Un investimento da 5 milioni di euro, che è stato sostenuto, in partnership tecnologica con Crv, dalla Fater spa, cioè l’azienda abruzzese che produce e commercializza in Italia e in buona parte d’Europa i prodotti della multinazionale Procter&Gamble. Per capirsi: i marchi Pampers, Lines, Tampax, Linidor, la quintessenza del pannolino-assorbente-pannolone.

«Fater ha scelto noi e ha scelto il Veneto – spiega Carla Poli, portavoce e fondatrice di Crv – perché qui esiste la punta avanzata della raccolta differenziata in Italia. L’impianto che stiamo per inaugurare è il frutto di tre anni di ricerche e di test sul campo, cui ha dato un contributo determinante il Comune di Ponte nelle Alpi, nel Bellunese, dove la raccolta differenziata dei pannolini si fa da anni». Carla Poli ha portato il suo progetto di eco-innovation all’Unione Europea e alla recente conferenza di Rio sullo sviluppo sostenibile, sottolineando la rilevanza di sistema dell’operazione: dal produttore del pannolino al consumatore finale, tutti sono coinvolti e tutti ne traggono un beneficio in termini di risparmio. La tecnologia Crv, infatti, consente un riciclo effettivo del 100%: verranno recuperate tutta la cellulosa, tra l’altro di ottima qualità, e tutta la plastica.

«E anche il contenuto di produzione umana – sorride Carla Poli – viene sterilizzato e precipita come sale organico, riutilizzabile. Questa, dal nostro punta di vista, si può considerare una filiera completa di green economy. Sono le nuove frontiere di quella che io chiamo l’economia circolare: la nostra civiltà non può più permettersi di produrre scarti che costituiscano un problema per il futuro e che generino costi molto rilevanti per il loro smaltimento». Il progetto, nella sua fase operativa, prenderà avvio con l’attuazione dell’accordo specifico raggiunto tra l’amministratore delegato di Crv, Alessandro Mardegan, la Fater e Savno, società che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani in 42 comuni del Veneto nordorientale. A regime, si calcola che Savno potrà eliminare 3250 metri cubi di rifiuti destinati alla discarica e recuperare fino a 1250 tonnellate di nuova materia prima. Pensateci, quando cambierete il prossimo pannolino.

Alessandro Zuin

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