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Ca’ del bue perde già i pezzi

Quello che diciamo da parecchio tempo (cioè che l’ inceneritore di ca’ del bue non ha rifiuti da bruciare se non prendendoli da chissà dove) è stato confermato dalle dichiarazioni dell’ assessore regionale Conte che ipotizza la diminuzione dei rifiuti che saranno bruciati da 192 mila tonnellate all’ anno a 150 mila..

A questo punto vorremmo sapere quale sarà la contropartita per la ditta vincitrice del bando che  era basato sulle 192 mila t/a  e su cui è stato sicuramente basato il piano economico finanziario dell’ opera che nonostante le richieste di pubblicazione fatte da più parti (associazioni, comitati e partiti dell’ opposizione)  è sempre rimasto ben chiuso nei cassetti di AGSM.

La diminuzione del quantitativo di rifuti da bruciare diminuisce i guadagni e probabilmente si dovrà pagare una penale. A quanto ammonterà?

A  questo punto chiediamo un incontro pubblico tra il sindaco Tosi e l’ assessore regionale per far chiarezza sulle reali necessità di costruire un nuovo impianto visto che anche nel 2012 il trend di produzione di rifuti è in diminuzione come dimostrato anche dalle statistiche pubblicate da AMIA reltivamente al primo semestre (2012).

Reiteriamo nuovamente la richiesta di blocco dell’ iter di approvazione  dell’ impianto per valutare “le principali alternative, compresa l’ alternativa zero e che siano considerate le alternative sia progettuali sia localizzative” così come chiesto dalla regione stessa nella conferenza dei servizi.

Non vorremmo che poi il tutto si bloccasse tra qualche anno dopo aver speso migliaia di euro che sarebbero fatti pagare ai cittadini.

A quel punto però  cercheremo tutte le strade possibili per  richiedere  i danni a chi ha fatto questa scelta ormai anacronistica.

 

 

Fonte

Vorremo capirci qualcosa…

31 luglio 2012

Piazza Pulita propone un incontro pubblico in cui amministratori, responsabili sanitari, comitati, associazioni e cittadini possano confrontarsi in vista di un impegno venticinquennale, quello con l’inceneritore di Ca’ del Bue.

Oggi vogliamo iniziare con le buone notizie (per gli altri). Il previsto raddoppio dell’ inceneritore di Desio non si farà più. “Il cambio di rotta è stato dettato dalla constatazione che sul territorio sarebbe difficile reperire una mole di pattume tale da far girare a pieno regime il forno dato che quelli lombardi lavorano al di sotto delle loro potenzialità.”

Vedi http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/679598/

Più o meno la nostra situazione, dove i tre inceneritori veneti già in funzione erano (secondo i dati ARPAV del 2010) sottoutilizzati per mancanza di rifiuti.

Quindi chiediamo una volta di più che venga reso pubblico il piano economico finanziario previsto per l’ inceneritore di ca’ del bue, così i cittadini sapranno finalmente da dove dovrebbero arrivare i rifiuti da bruciare per 25 anni.

A sostegno di questo “dubbio” c’è la dichiarazione del presidente dell’ azienda (BEA) che gestisce l’ inceneritore di Desio: “Non spendo tutti quei soldi per costruire una struttura senza aver la garanzia di avere i rifiuti per farla funzionare”

Abbiamo finalmente potuto vedere la relazione introduttiva dell’ Istituto Superiore della Sanità prevista dalla convenzione con il Comune di Verona e costata 60 mila euro ai cittadini (il costo totale è di 120 mila euro).

Da semplici cittadini quali siamo avremmo dei quesiti da porre circa il contenuto di questo documento e riteniamo che il comune di Verona debba farsi carico di organizzare un incontro pubblico con la popolazione, anche alla luce di quanto scritto nella relazione stessa, dove si dice che “in particolari condizioni (di rimescolamento dell’ aria) le emissioni potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 km dall’ impianto”.

In realtà si scriive anche che le “concentrazioni dei contaminanti sospesi potrebbero non essere rilevabili oltre i 5 km dall’ impianto”, ma poi si aggiunge: “ciò non esclude, però, che situazioni di rischio ad essi attribuibili possano verificarsi, in particolari condizioni che favoriscano l’ interazione con emissioni da altre sorgenti, originate anche nell’ area più vasta”.

Non ci è chiaro quali polveri (PM10, PM2,5, PM1) vengano monitorate visto che uno studio pubblicato nel 2007 e condotto in Svezia stima che un moderno inceneritore produce tra il 17% ed il 32% delle PM2,5 urbane e che un’ altro studio (sempre del 2007) fatto sulla città di Parigi ha riscontrato che l’ inceneritore assieme al riscaldamento domestico ed al traffico è uno delle tre maggiori fonti di particolato.

Non c’è nessun cenno all’ aumento del traffico di mezzi pesanti che confluiranno nell’ inceneritore per portare le 1000 tonnellate di rifiuti da bruciare e per trasportare in discarica le ceneri prodotte dalla combustione.

In conclusione abbiamo l’ impressione che si vogliano nascondere le polveri sotto il tappeto dove quest’ultimo è la relazione dell’ Istituto Superiore della Sanità e le polveri sono quelle vere che l’ inceneritore spargerà nell’ ambiente.

Daniele Nottegar

CA´ DEL BUE. Su richiesta dell’ opposizione

Sull´inceneritore tecnici a confronto in aula consiliare.
E in Provincia primo via libera al monitoraggio ambientale.
sabato 28 luglio 2012 CRONACA, pagina 11

Favorevoli e contrari all´inceneritore di Ca´ del Bue si confronteranno in un Consiglio comunale aperto. Il presidente dell´assemblea civica Luca Zanotto, durante la discussione sull´aggregazione fra Agsm e Amia, ha infatti accolto la richiesta in tal senso del capogruppo del Pd Michele Bertucco. La seduta sarà preceduta da una riunione in commissione consiliare aperta ai cittadini e ai comitati per mettere a punto le modalità del confronto, il primo di questo genere sull´impianto di Ca´ del Bue.
Intanto il vicepresidente della Provincia e assessore all´ambiente Fabio Venturi informa che la Commissione tecnica provinciale per il controllo di Cà del Bue detta Commissione Punto Zero (composta da Provincia, Arpav, Ussl 20 e 21, Comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, Verona e Zevio) ha approvato all´unanimità il progetto del sistema di monitoraggio ante e post operam proposto dall´Istituto superiore di sanità.
Il 4 marzo 2011 era stata stipulata tra il Comune di Verona e l´Istituto superiore sanità, la convenzione per la realizzazione, in collaborazione, di un programma di ricerca avente come obiettivo la valutazione della situazione ambientale ante operam nell´area circostante l´impianto di incenerimento di Cà del Bue nel Comune di Verona e la definizione di procedure di sorveglianza ambientale da porre in atto, la valutazione di un programma di sorveglianza ambientale da porre in atto ante e post operam con particolare riguardo ai parametri che possono influire sulla salute umana.
«Il sistema di monitoraggio proposto». commenta Venturi, «risponde pienamente ai principi e ai criteri concordati e si ispira al principio di precauzione ed è stato aggiornato anche con le recenti conclusioni del progetto “Moniter”, studio che ha monitorato le eventuali ricadute ambientali e sanitarie di tutti i termovalorizzatori e inceneritori dell´Emilia Romagna, voluto dalla stessa Regione».
Il sistema, aggiunge Venturi, « è centrato sui rischi per la salute poiché estende il suo controllo all´intera filiera che va dalla contaminazione ambientale, alla disponibilità dei contaminanti pericolosi, agli effetti avversi sulla popolazione potenzialmente esposta ed è capace di identificare iniziative di mitigazione/rimozione del rischio, e di valutarne l´efficacia, poiché ponendo l´attenzione sugli specifici contaminanti può segnalare eventuali aspetti critici dell´esercizio dell´impianto e valutare per comparazione l´efficacia della loro gestione».E.S.

Articolo Originale

PONTE NELLE ALPI: IL PORTA A PORTA CONVIENE.

E’ stato organizzato un pullman dall’Alto Garda e Ledro in cui sono stati invitati tutti i politici dell’Alto Garda, con la finalità di far conoscere il Comune di Ponte nelle Alpi in Provincia di Belluno, realtà con il più alto tasso di raccolta differenziata e di riciclaggio dei rifiuti (oltre 90%), per mezzo di una raccolta “porta a porta” su tutte le tipologie di materiali.

La volontà del nostro movimento è quella di incentivare l’introduzione del sistema di raccolta domiciliare su tutto il territorio, per una miglior gestione dei rifiuti finalizzata al recupero delle materie invece che allo smaltimento, con i materiali che vengono avviati alla filiera del riciclo.

INCENERITORI – SI, NO, PERCHE’? IL DIBATTITO CONTINUA – INTERVISTA AL PROF. GIANNI TAMINO

Padova, 12 luglio 2012

ELISABETTA BERNARDINI
D) Professor Tamino, nonostante si profili per il nostro pianeta un futuro sostenibile, caratterizzato da un espandersi dell’economia ecologica, che vuole il riciclo dei rifiuti come la migliore delle risoluzioni ai problemi dell’inquinamento, esistono, purtroppo, a tutt’oggi, sistemi di smaltimento dei rifiuti impropri, come gli inceneritori. Per cui il dibattito sulla loro valenza o meno, è ancora aperto. A che cosa servono questi impianti chimici, e qual’è il loro contributo all’ecologia?

R – In tutta Europa si sta discutendo sulla validità o meno degli inceneritori. Tutti i paesi europei tendono a non realizzare nuovi inceneritori e comunque a non incentivarli, come invece si fa ancora in Italia (si pensi ai CIP6).
Gli inceneritori non hanno risolto il problema dei rifiuti perchè intervengono a valle, cioè si continua a produrre rifiuti e ci si pone solo il problema di come smaltirli. Ma poichè nulla si crea e nulla si distrugge, i rifiuti inceneriti producono polveri e ceneri che vanno smaltite in discariche (per un totale compreso tra il 25 e il 30 %), mentre il resto va a finire in atmosfera sotto forma di fumi inquinanti. Ma poichè la combustione è una reazione chimica dei rifiuti con l’aria, alla fine per ogni tonnellata di rifiuti si producono 3-4 tonnellate tra ceneri, polveri e fumi.
Non servono inceneritori, ma una seria riduzione dei rifiuti a monte (si pensi agli inutili imballaggi che costituiscono quasi il 50% dei rifiuti domestici) e una produzione di oggetti o prodotti pensati per essere riutilizzati o quanto meno riciclati. A quel punto una buona raccolta differenziata può eliminare completamente il problema.

D) In merito alle norme europee, queste, sappiamo che controllano le emissioni di sostanze inquinanti. Ma quanto valgono simili controlli al fine di contenere la fuoriuscita dei veleni che si concentrano nei residui dovuti al lavoro degli inceneritori?

R – Le norme italiane ed europee si concentrano solo su pochi inquinanti (polveri sottili, ossidi d’azoto, metalli pesanti, diossine), ma gli inquinanti che escono da un inceneritore sono centinaia o forse migliaia. Comunque l’errore sta nel fatto che si pongono limiti di concentrazione, cioè quantità di sostanza per metro cubo di fumi, ma molte sostanze si accumulano e sono attive anche a distanza di tempo.
Per questo è importante sapere la quantità annua emessa dall’inceneritore, ma su questo valore non ci sono limiti. Così le diossine possono essere perfettamente al di sotto dei limiti di legge per metro cubo. ma essere molto pericolose come accumulo annuale. Inoltre per le polveri sottili non vi sono limiti, per quella frazione che corrisponde alle nanoparticelle; così mentre si pone un limite in peso si dimentica che le nanoparticelle sono pericolose in numero.
Ma mentre le PM10, considerate nella norma, sono grossolane e pesano molto, le PM1, a parità di peso sono mille volte di più (se consideriamo i volumi); in tal modo anche riducendo del 90% le polveri sottili, con gli inceneritori di nuova generazione dotati di appositi filtri, non si riduce il numero delle polveri più pericolose, quelle più piccole.

D) Di fronte alla enorme quantità di rifiuti (fra cui la plastica, che è riciclabile), necessaria a far funzionare un inceneritore, sembra non esserci equilibrio tra il fatto che si stia promuovendo l’economia ecologica e al contempo, stanno sorgendo altri impianti in Italia.

R – E’ evidente che se si elimina parte degli imballaggi e si fa una seria raccolta differenziata, avviando le frazioni raccolte al riciclo, non resta nulla per alimentare gli inceneritori, per cui, se si mantengono in funzione quelli esistenti e si pensa di costruirne nuovi, servirà a non fare buone pratiche di raccolta differenziata o a non riciclare le varie frazioni, per alimentare gli inceneritori, che ricevono gli incentivi, anche se l’energia prodotta è trascurabile e ben inferiore a quanto sarebbe l’energia risparmiata attraverso il riciclo o il riuso dei materiali.

GIANNI TAMINO – (Mogliano Veneto, 1947), laureato in Scienze Naturali, docente di Biologia generale, e di Fondamenti di Diritto Ambientale, al Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Padova, è stato anche tra i promotori, nel 1985, del referendum contro il nucleare. Parlamentare presso La Camera dei Deputati, dal 1983 al 1992, e parlamentare europeo dal 1995, è un esponente della Federazione dei Verdi.

È stato vicepresidente della Commissione per la cultura, la gioventù, l’istruzione e i mezzi di informazione e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia. Ha aderito al Gruppo Verde.

Si è sempre occupato di problemi ambientali, di energie rinnovabili, di sostenibilità, di biotecnologie, di ricerca nell’ambito degli inquinanti ambientali, pubblicando libri e scrivendo numerosi articoli su riviste scientifiche, culturali e divulgative. Si è interessato allo studio di centrali elettriche e inceneritori e il loro impatto ambientale, e alla possibilità di rischi biologici e di effetti mutageni e cancerogeni causati dalle attuali biotecnologie e dai campi elettromagnetici.

Ha partecipato a numerosi Convegni e a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche, in particolare alla RAI (dove fa parte del gruppo di esperti sull’energia della trasmissione Caterpillar). È stato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, in particolare, del Gruppo di lavoro sui rischi biologici, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie.

(fonte wikipedia)