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Dott.ssa Patrizia Gentilini- Menzogne sugli inceneritori

Ecco come vengono stravolti i risultati degli studi sugli inceneritori !!!

Ca’ del Bue, via ai monitoraggi Ma continuano le polemiche

«Definire inquietante quanto contenuto nella relazione dell’Istituto superiore della sanità è un eufemismo», affermano i consiglieri Gianni Benciolini, Luca Mantovani e Denis Zenti e i membri del comitato Gianni Giuliari e Silvano Massaro. «Basta leggere a pagina 5 del documento dove si scrive che “la combustione di un chilogrammo di rifiuto in un siffatto impianto produrrà un grammo di elementi inquinanti di interesse igienico sanitario, tra i quali ossidi di azoto, ammoniaca, diossine, arsenico, mercurio, cadmio…”. Dal momento che  i due forni bruceranno 572 tonnellate di rifiuti al giorno, significa che ogni giorno per 25 anni   usciranno dall’impianto ben 572 chili di queste sostanze».  E citando un altro passaggio della relazione introduttiva evidenziano che  «le emissioni potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 chilometri dall’impianto e che entro i 5 chilometri “ci sono insediamenti urbani con densità abitativa che li rende sensibili ai contaminanti”. Che tradotto», affermano, «vorrebbe dire che ci sono uomini donne e bambini che saranno contaminati dalle emissioni. Tranquillizzante, vero?».
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Vorremo capirci qualcosa…

31 luglio 2012

Piazza Pulita propone un incontro pubblico in cui amministratori, responsabili sanitari, comitati, associazioni e cittadini possano confrontarsi in vista di un impegno venticinquennale, quello con l’inceneritore di Ca’ del Bue.

Oggi vogliamo iniziare con le buone notizie (per gli altri). Il previsto raddoppio dell’ inceneritore di Desio non si farà più. “Il cambio di rotta è stato dettato dalla constatazione che sul territorio sarebbe difficile reperire una mole di pattume tale da far girare a pieno regime il forno dato che quelli lombardi lavorano al di sotto delle loro potenzialità.”

Vedi http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/679598/

Più o meno la nostra situazione, dove i tre inceneritori veneti già in funzione erano (secondo i dati ARPAV del 2010) sottoutilizzati per mancanza di rifiuti.

Quindi chiediamo una volta di più che venga reso pubblico il piano economico finanziario previsto per l’ inceneritore di ca’ del bue, così i cittadini sapranno finalmente da dove dovrebbero arrivare i rifiuti da bruciare per 25 anni.

A sostegno di questo “dubbio” c’è la dichiarazione del presidente dell’ azienda (BEA) che gestisce l’ inceneritore di Desio: “Non spendo tutti quei soldi per costruire una struttura senza aver la garanzia di avere i rifiuti per farla funzionare”

Abbiamo finalmente potuto vedere la relazione introduttiva dell’ Istituto Superiore della Sanità prevista dalla convenzione con il Comune di Verona e costata 60 mila euro ai cittadini (il costo totale è di 120 mila euro).

Da semplici cittadini quali siamo avremmo dei quesiti da porre circa il contenuto di questo documento e riteniamo che il comune di Verona debba farsi carico di organizzare un incontro pubblico con la popolazione, anche alla luce di quanto scritto nella relazione stessa, dove si dice che “in particolari condizioni (di rimescolamento dell’ aria) le emissioni potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 km dall’ impianto”.

In realtà si scriive anche che le “concentrazioni dei contaminanti sospesi potrebbero non essere rilevabili oltre i 5 km dall’ impianto”, ma poi si aggiunge: “ciò non esclude, però, che situazioni di rischio ad essi attribuibili possano verificarsi, in particolari condizioni che favoriscano l’ interazione con emissioni da altre sorgenti, originate anche nell’ area più vasta”.

Non ci è chiaro quali polveri (PM10, PM2,5, PM1) vengano monitorate visto che uno studio pubblicato nel 2007 e condotto in Svezia stima che un moderno inceneritore produce tra il 17% ed il 32% delle PM2,5 urbane e che un’ altro studio (sempre del 2007) fatto sulla città di Parigi ha riscontrato che l’ inceneritore assieme al riscaldamento domestico ed al traffico è uno delle tre maggiori fonti di particolato.

Non c’è nessun cenno all’ aumento del traffico di mezzi pesanti che confluiranno nell’ inceneritore per portare le 1000 tonnellate di rifiuti da bruciare e per trasportare in discarica le ceneri prodotte dalla combustione.

In conclusione abbiamo l’ impressione che si vogliano nascondere le polveri sotto il tappeto dove quest’ultimo è la relazione dell’ Istituto Superiore della Sanità e le polveri sono quelle vere che l’ inceneritore spargerà nell’ ambiente.

Daniele Nottegar

Inceneritore Verona, “silenzi come a Parma”

Parma, 26/07/2012
h.13.00

Alcuni sindaci appaiono a volte come campioni di trasparenza e uomini di buona volontà, pronti a proteggere i propri concittadini e la loro salute.
Sembrava così anche nel caso del sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi.
Nel marzo del 2011 fu siglata una convenzione con l’Istituto Superiore di Sanità, per esaminare gli inquinanti nell’area attorno al costruendo impianto di incenerimento di Ca’ del Bue, fratello gemello del mostro di Ugozzolo.
Trascorso ormai un anno e mezzo dalla dichiarazione in pompa magna, la relazione introduttiva, che è stata consegnata dall’Istituto Superiore di Sanità al Comune ormai nell’ottobre scorso, è andata persa in qualche polveroso cassetto.
Alla faccia della trasparenza.
La relazione, che abbiamo avuto modo di leggere, afferma che “la combustione di un chilogrammo di rifiuto produrrà un grammo di elementi inquinanti di interesse igienico-sanitario, fra i quali ossidi di azoto, ammoniaca, diossine, PCB, IPA, arsenico, mercurio, cadmio”.
Dal momento che si prevede di bruciare 600 tonnellate di rifiuti al giorno, quanti inquinanti saranno prodotti ogni giorno dall’impianto?
Le analisi preoccupanti non finiscono qui: “Questa situazione (la climatologia dell’area, che è poi quella tipica della pianura padana e perciò simile alla nostra) crea una criticità per cui le emissioni dell’impianto potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 Km dall’impianto”.
Ed ancora: “Nell’intera area di raggio di 5000 metri dall’impianto sono presenti insediamenti urbani con densità abitativa che li rende sensibili ai contaminanti aerodispersi”.
Che tradotto sarebbe come dire: in questa area ci sono uomini, donne, bambini che saranno contaminati dalle emissioni dell’inceneritore. Non molto tranquillizzante.
Non vogliamo entrare nel merito del progetto di biomonitoraggio capeggiato dall’I.S.S. per l’inceneritore di Verona, ma il progetto già in premessa ricorda come sia arduo il controllo per la difficoltà di reperire esattamente le fonti emissive degli inquinanti.
E’ del tutto probabile che alla fine si dica che l’inquinamento riscontrato non è colpa dell’impianto di incenerimento.
Anche l’impianto di Parma ha il suo progetto di controllo emissioni ed eventuale impatto sulla popolazione. Un progetto che probabilmente ci dirà che effettivamente gli inquinanti sono emessi (del resto lo sappiamo già dagli studi internazionali e da ciò che è riportato nel progetto stesso del PAI), ma lo dirà quando sarà troppo tardi e il danno ormai fatto.
Sappiamo che le sostanze emesse, diossine, furani, PCB, metalli pesanti, nel tempo di funzionamento si accumuleranno nei terreni circostanti, che diventeranno una sorta di discarica all’aperto per queste sostanze cancerogene.
Sempre di più risulta evidente come la scelta fatta da Parma sia foriera di future malattie e di impoverimento della qualità del territorio circostante.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma

Fonte

Inceneritore, M5S: non abbiamo bacchetta magica

Nonostante i proclami di alcuni consiglieri di minoranza l’inceneritore rimane una soluzione dannosa e inutile. La nomina di Paolo Rabitti come consulente del comune di Parma sulla vicenda dell’inceneritore deve avere scombussolato non poco tali consiglieri. Stiano sereni, non vogliamo che far emergere la verità su una storia dai troppi lati oscuri.

Quando ci si imbatte in errori madornali bisogna cercare di fare il possibile per correggerli e se si vuole trasparenza e onestà non bisogna fermarsi fino a quando non si giunge ad una spiegazione coerente e la matassa si fa meno intricata. E’ quello che sta facendo l’amministrazione comunale di Parma, in particolare sull’inceneritore di Iren in fase di costruzione ad Ugozzolo. Ma certo non ci si limita a far emergere l’assurdità di un progetto voluto e sostenuto non solo da Ubaldi e Vignali, ma anche e soprattutto dal Pd e da Bernazzoli, che oggi non sanno come uscirne, nemmeno a parole.

Si sta lavorando alacremente, per far fare a Parma un passo decisivo e inarrestabile verso la prospettiva rifiuti zero e riciclo totale, per dimostrare che anche in questo caso è una questione di volontà e non di impedimenti. Ovvio che i rifiuti zero non si possono attuare domani mattina, ma nel giro di pochi anni questo sarà possibile.

I consiglieri di minoranza potrebbero dare il loro contributo, ma preferiscono sparare a casaccio e nel mucchio, senza peraltro aver nulla di concreto da colpire. Senza rendersi conto che la campagna elettorale è finita da un pezzo. Il sindaco Pizzarotti e l’assessore Folli, con il contributo di tutta l’amministrazione e i consiglieri del movimento cinque stelle, stanno impegnandosi a fondo per costruire il progetto della raccolta differenziata che consenta a Parma di fare il salto di qualità che fin qui è mancato.

Non abbiamo la bacchetta magica, che sicuramente Dall’Olio ci potrebbe mostrare, ma abbiamo ben chiaro l’obiettivo, che forse manca invece al Pd, quello di fare il bene dei cittadini e del territorio, evitando di accendere un impianto che dovrebbe bruciare vent’anni per arrivare a coprire i costi di investimento. Per noi viene prima di tutto la salvaguardia dell’ambiente, non a parole, ma con i fatti. E sui rifiuti ormai non si può più fingere che non ci siano soluzioni alternative ed efficaci all’incenerimento.

Come il Pd ben sa anche a Reggio se ne sono accorti. I materiali scartati devono essere recuperati, non bruciati. Sono una ricchezza. Una convinzione surrogata anche dall’Europa, che prevede al 2020 il divieto di bruciare materiali riciclabili o compostabili. Ci spiegheranno allora i consiglieri cosa vorrebbero bruciare nel loro tanto amato inceneritore, quando l’Europa porrà il suo veto.
Movimento 5 Stelle Parma