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PRESENTAZIONE DELLE OSSERVAZIONI IN REGIONE VENETO

SI RINGRAZIANO TUTTI COLORO CHE HANNO CONTRIBUITO ECONOMICAMENTE ALLA RACCOLTA FONDI PROMOSSA DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE DIMOSTRANDO SENSIBILITA’ VERSO UNA TEMATICA COSI’ DELICATA PER LA NOSTRA CITTA’ E DANDO FIDUCIA AL NOSTRO OPERATO.

AD OGGI IL VOSTRO CONTRIBUTO AMMONTA A € 830.

Cliccando sul link sotto, potete visualizzare le osservazioni presentate in Regione Veneto anche grazie al Vostro contributo

https://rdv.app.box.com/s/cztjqp49t3tfp0m9y…/…/44352711525/1

Qui altri documenti che potrebbero interessarvi

https://rdv.app.box.com/s/cztjqp49t3tfp0m9yrt6

SIAMO ORA IN ATTESA DI ESSERE RICEVUTI IN REGIONE DALL’ASSESSORE BOTTACIN
SPERIAMO INOLTRE IN UNA POSITIVA RISOLUZIONE A LIVELLO NAZIONALE.

CA DEL BUE – PRESIDIO

volantino

CIP6 addio !!!

L’associazione  Salute Verona accoglie con soddisfazione la decisione del TAR del Lazio che respinge il ricorso di AGSM sui tanto discussi CIP 6 riguardanti l’inceneritore di Ca Del Bue. Finalmente in maniera ufficiale viene sancito quello che sostenevamo da tempo. Non senza un pizzico di orgoglio ci vediamo premiati della costanza e impegno fin qui profusi per contrastare un’opera da sempre ritenuta inutile e dannosa per la salute dei cittadini. Ci sentiamo gratificati per tutte le iniziative svolte in questi anni per informare la cittadinanza e nel contempo cercare un dialogo con l’amministrazione veronese quest’ultima purtroppo sempre reticente a discutere su possibili alternative all’incenerimento. Ci viene naturale ricordare le due grandi manifestazioni del 2010 e 2011 che hanno portato in piazza migliaia di persone, (da anni Verona non vedeva una partecipazione cosi massiccia), il carnevale 2011 le innumerevoli serate informative, i volantinaggi e i banchetti informativi costanti ovunque ci fosse consentito, ed in provincia ancora con manifestazioni, serate e postazioni informative. Ora lasciando i ricordi e tornando al presente risulta chiaro che l’inceneritore di Ca Del Bue non ha più possibilità di essere ricostruito, a meno che (ma sarebbe una cosa indegna che mortificherebbe intellettualmente chi la proponesse) non si voglia proporre di bruciare rifiuti industriali e quindi speciali  in alternativa ai rifiuti urbani per un quantitativo di 192.000  tonn come proposto inizialmente nel bando per la gara di appalto. Verona si ritroverebbe quindi a bruciare rifiuti provenienti da ogni dove dato che questa tipologia non necessita di territorialità, verrebbe però a mancare tutta la motivazione strategica dell’impianto per i veronesi,  rimarrebbe in piedi solo l’aspetto economico per le SPA.

Esprimiamo quindi fiducia che anche l’amministrazione Veronese assieme ai vertici AGSM prenda posizione nell’accantonare finalmente questo progetto che ha portato solo costi e preoccupazioni alla cittadinanza, abbracciando al contempo una politica seria di recupero e riciclo unica via per una soluzione condivisa da tutti e innocua per la salute dei cittadini.

Proponiamo di rivalutare l’impianto esistente come un polo di riconversione, una grande tipologia di materiali post consumo troverebbe modo di avere un nuovo utilizzo, cosa che avviene in molte altre parti d’Italia, cosi facendo  daremo  un senso anche ai soldi dei cittadini fin qui spesi.

Per l’ associazione Salute Verona

Nicoletta Chierego                Paolo Portelli

 

 

Verona, 18  aprile 2014

Ca’ del Bue, ora è rebus
dopo lo stop di Agsm

RIFIUTI. Paolo Paternoster conferma i dubbi espressi sulla riapertura dell’inceneritore: «Non siamo obbligati a farlo». Il sindaco Tosi: «Non ho dati per valutare, quella del presidente Agsm è una posizione innovativa». E il vertice dell’azienda tira in ballo la Regione per eventuali risarcimenti

L’impianto di Ca’ del Bue alle Basse di San Michele: non dovesse funzionare come inceneritore, è un ottimo selezionatore di combustibile da rifiuti (cdr) FOTO MARCHIORI

L'impianto di Ca' del Bue alle Basse di San Michele: non dovesse funzionare come inceneritore, è un ottimo selezionatore di combustibile da rifiuti (cdr) FOTO MARCHIORI

Sit-in ai cancelli contro la nuova Ca’ Vecchia

SAN MARTINO BUON ALBERGO.Ragazzi, famiglie e anziani, oltre cento persone di vari comitati anche cittadini davanti all’azienda che ha chiesto di ampliare l’impianto. La protesta durante il sopralluogo della Regione «Non vogliamo una fonderia, questa discarica andava risanata e invece chiedono deroghe»

Comitati di cittadini protestano davanti alla discarica di Ca’ Vecchia FOTOSERVIZIO DI VINCENZO AMATO

Comitati di cittadini protestano davanti alla discarica di Ca' Vecchia FOTOSERVIZIO DI VINCENZO AMATO

San Martino Buon Albergo. È durato due ore il presidio davanti ai cancelli della discarica di Ca’ Vecchia, promosso dai residenti di San Martino Buon Albergo, con la collaborazione dei comitati che per primi hanno sollevato il velo sul progetto di ampliamento del sito, concepito come nuovo impianto di stoccaggio provvisorio di rifiuti pericolosi e non pericolosi, liquidi e solidi, con forni per la fusione e il recupero di metalli, presentato dalla società Adige Ambiente a novembre. Il comitato di accoglienza dei componenti della commissione regionale di impatto ambientale (Via), in visita al sito per poter dare un parere informato sul nuovo impianto, era nato da un’idea lanciata a Case Nuove lunedì scorso, durante una serata promossa dalla minoranza consiliare, e in due giorni si è trasformato in un folto gruppo di manifestanti di tutte le età, dai bambini agli anziani, molti con cartelli, alcuni con striscioni, altri con bidoni usati a mo’ di tamburi. Almeno 120 persone. Il ritornello era lo stesso per tutti: «Acqua, terra, aria non inquinate per i nostri figli». Adige Ambiente, emanazione di Progeco, ditta proprietaria della discarica di Ca’ Vecchia, presenta l’impianto come semplice delocalizzazione di una struttura già esistente all’interno di Ca’ Vecchia, ma con la scusa di spostare un capannone, approfitta per consumare terreno agricolo, costruire un’area coperta di 19mila metri quadrati, impiantare un’attività siderurgica con la produzione giornaliera di 160 tonnellate di ghisa con recupero di ossidi metallici provenienti da 40 mila tonnellate annue di rifiuti, che verranno fusi nei due forni pirometallurgici. Ci saranno 11 linee di lavorazione e cinque camini alti una ventina di metri, da due dei quali il progetto calcola che usciranno dai 50 ai 90 mila metri cubi di emissioni ogni ora. E non sarà aria fresca. «No alla fonderia, senza se e senza ma; questo luogo non è idoneo», recitava un cartello e un altro invitava: «Difendiamo la salute dei nostri figli» e ancora: «Difendiamo la salute dai corrotti». Tra i più attivi c’erano dei sedicenni che approfittavano del primo giorno di vacanza pasquale: «Non è possibile che facciano quello che vogliono. Non possono. Il sindaco ha scritto a ogni famiglia per dire che è contrario, ma adesso ci troviamo che il progetto va avanti lo stesso», denunciava Giovanni. E Matteo: «Un politico non deve fare i suoi interessi sulla salute dei cittadini. Non vogliamo leucemie e tumori per colpa della discarica e perché altri si arricchiscano». «Serve più riciclaggio e produrre meno rifiuti, così chiudono anche queste discariche pestilenziali», ha detto convinto Davide, mentre Giuseppe, Alberto e Matteo percuotevano tamburi». «Vicino a loro genitori e nonni di Case Nuove, contrariati: «Pensiamo ai nostri nipoti. Non è giusto che poche persone decidano per il nostro futuro. Mica li abbiamo eletti noi quelli che

 

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