DOMANI GIOVEDI’ 28 MARZO ALLE ORE 9 CI SARA’ UN PRESIDIO AUTORIZZATO per dimostrare la contrarietà popolare allo scempio del territorio che porterebbe il nuovo impianto siderurgico. Troviamoci in massa davanti alla discarica di Ca’ Vecchia di S.Martino Buon Albergo.

 Ca’ Vecchia, monta la rabbia e i cittadini mostrano i muscoli

SAN MARTINO BUON ALBERGO. Affollata assemblea dei residenti di Case Nuove, allarmati per le scelte della Regione
Un «comitato di accoglienza» si schiererà domani davanti alla discarica per l’arrivo della commissione che dovrà valutare l’impatto ambientale dell’impianto siderurgico

L’area agricola antistante la discarica di Ca’ Vecchia, non lontana dall’inceneritore di Ca’ del Bue

L'area agricola antistante la discarica di Ca' Vecchia, non lontana dall'inceneritore di Ca' del Bue

Sono decisi a resistere, i residenti di Case Nuove e delle località più vicine alla discarica di Ca’ Vecchia e al nuovo ventilato impianto di Adige Ambiente. La recente bocciatura del progetto in Consiglio comunale non li lascia tranquilli, perché le decisioni che contano sono ora a livello regionale e per domani l’annunciato sopralluogo dei tecnici della commissione per la valutazione di impatto ambientale (Via) sarà occasione per mostrare i muscoli. Le proposte sono uscite da un’affollata assemblea alle scuole Todaro di Case Nuove, coordinata dai consiglieri di minoranza della Lista Grandi, dove sono intervenuti in molti e non sono mancati i suggerimenti: dal più forte che vorrebbe il blocco della tangenziale, al più blando di una raccolta di firme. Sono prevalsi per il momento la costituzione di un comitato d’accoglienza ai cancelli della discarica e l’avvio di una raccolta di firme, perché, come ha protestato l’ex consigliere Giovanni Galvani, «occorre muoversi nel rispetto della legge, dire che si è contrari al nuovo impianto e alla prosecuzione infinita della vecchia discarica, senza azioni di forza che ci mettano fuori dalla legge». Già sono state informate le associazioni degli agricoltori perché se un paio che hanno venduto i terreni sono coloro che, di fatto, hanno aperto le porte, tutti gli altri, con le falde inquinate e i corsi d’acqua da cui si approvvigionano per l’irrigazione, hanno seri problemi nelle coltivazioni. Il timore emerso dagli interventi della gente è che il no al nuovo impianto di Adige Ambiente sia solo a parole e che nei fatti non abbia nessun valore: «Dobbiamo costringere i nostri amministratori sanmartinesi a stare con il fiato sul collo ai loro referenti politici provinciali e regionali perché dicano cosa vogliono». Un invito ad uscire allo scoperto che era partito anche dall’analisi degli eventi fatta in apertura dal consigliere Roberto Alloro dopo il riassunto delle tappe che hanno portato a questa situazione: «Pdl, Lega nord e Udc che sono rappresentate in Consiglio comunale dal sindaco Avesani e dagli assessori all’ecologia Gaspari e al commercio Brusco, dicano se intendono sostenere anche a livello regionale il no del Comune al nuovo impianto». Preoccupa il Piano rifiuti regionale che non prevede aperture di nuove discariche ma solo ampliamenti di quelle esistenti: «Qui abbiamo già dato con abbondanza», ha sottolineato più di un intervenuto, «ma adesso non ci sono più controlli. Si vedono camion arrivare, tanti anche con targa straniera. Che cosa portano? Chiediamo all’Arpav di intervenire e mandiamo contestualmente un esposto in Procura, perché ci dicano se quello che si doveva bonificare è stato fatto e perché non si chiuda questa discarica», è stato suggerito a gran voce. L’intervento di Daniele Grandi, capogruppo di minoranza, ha messo in evidenza come il problema non sia solo di tipo ambientale, ma anche urbanistico: «Ci sono vincoli paesaggistici a 40 metri dal sito del nuovo impianto; è un’area importante di connessione naturalistica tra la valle di Marcellise e il corso dell’Adige; è un corridoio ecologico secondario con l’asta del fiume Antanello a 100 metri e c’è un corridoio primario a 200 metri con il corso e la golena del fiume Adige; ci sono vincolo archeologico per il ritrovamento nelle vicinanze di stele funerarie protovenete e vincolo di area delle risorgive in zona limitrofa. Agire in quell’area è come muoversi in una cristalliera», ha denunciato Grandi.
Vittorio Zambaldo

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