I tre sindaci vanno a lezione per togliere rifiuti a Ca’ del Bue

ZEVIO – SAN GIOVANNI LUPATOTO – SAN MARTINO B.A. Oggi la visita a Ponte nelle Alpi, il Comune più «riciclone» d’Italia
Obiettivo: creare un consorzio con imprenditori lungimiranti per un’alternativa all’incenerimento

Zoom Foto
Un particolare dell’impianto di Ca’ del Bue

«Vista la miopia di Verona e dell’Agsm, è venuto il tempo di passare ai fatti: creare un consorzio di Comuni disposti a collaborare con imprenditori lungimiranti su proposte alternative all’incenerimento che possano abbattere i costi di smaltimento senza bruciare rifiuti, aria, salute». Questa la strada scelta dai sindaci di Zevio, San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo nel tentativo di mettere fuorigioco Ca’ del Bue. Se l’immondizia di Verona e provincia è troppo poca per alimentare il ciclo economico del «bruciarifiuti» – è questo il loro ragionamento, un ulteriore taglio di «combustibile» potrebbe dare il colpo di grazia alla riattivazione dei forni, spenti dal 2006. Così oggi Diego Ruzza, Federico Vantini e Valerio Avesani saranno in missione a Ponte nelle Alpi per toccare con mano le strategie che hanno consentito al Comune bellunese di aggiudicarsi l’alloro di ente più riciclone d’Italia, assegnato da Legambiente con il ministero. Ruzza giura che volontà dei tre sindaci è dare concretezza alla lotta contro l’impianto di San Michele, «contando sull’appoggio di comitati, associazioni e cittadini che non intendono bruciare la loro salute e quella dei figli». Modello da copiare Ponte nelle Alpi, con una differenziata poco sotto il 90 per cento. Lì i rifiuti secchi prodotti da ogni cittadino sono scesi da 348 a 30 chili l’anno, con un taglio in bolletta del 15 per cento. Secondo l’assessore all’Ecologia di Ponte nelle Alpi, Ezio Orsez, se tutti i Comuni veneti facessero altrettanto, «la Regione risparmierebbe 77 milioni l’anno». «Andiamo per imparare come mettere in piedi un servizio all’avanguardia, rispettoso dell’ambiente, efficace e puntuale, con costi di gestione molto più bassi di quanto prevede Ca’ del Bue, e tariffe che premiano i comportamenti dei cittadini quotidianamente impegnati a tutelare l’ambiente della propria comunità. Tutte cose che vogliamo importare nei nostri tre Comuni». L’idea di prendere a modello Ponte nelle Alpi è partita da Zevio. «Ci associamo volentieri alla trasferta», aggiunge il sindaco lupatotino Vantini, «perché quel centro è uno dei numerosi esempi di eccellenza su come siano possibili ed economicamente vantaggiose alternative all’incenerimento. Spingere al massimo la differenziata mettendo in pratica sistemi di smaltimento virtuosi, non è un’utopia. Per questo», continua Vantini, «ho già invitato Avesani e Ruzza in visita al Comune di Capannori il 12 ottobre, altra realtà associata al progetto rifiuti zero». Nel 2007 Capannori fu il primo Comune d’Italia ad aderire alla rete internazionale «rifiuti zero» entro il 2020. Sta raggiungendo il traguardo anche grazie a una serie di progetti che prevedono «acquisti verdi», compostaggio domestico, uso d’acqua potabile a chilometri zero, utilizzo di latte e detersivi attinti alla spina, pannolini ecologici, mercatino del riuso, gomme da masticare degradabili, via la plastica dalle mense, ecosagre. «Vedo con soddisfazione che l’appello lanciato dal mio vice Franco De Santi per coordinare iniziative e attività di tutti i soggetti contrari a Ca’ del Bue, già sta dando buoni risultati», dice il sindaco di San Martino, Avesani. «Per un buon amministratore, la strada giusta è far proprie le legittime richieste dei cittadini. Ritengo la voce popolare strumento molto importante nella lotta a Ca’ del Bue. Bisogna farla arrivare in Regione». Avesani allude all’indizione di un referendum contro l’inceneritore. Suscitando l’interesse di una dozzina di Comuni, già più di anno fa Zevio si fece promotore di un tavolo tecnico volto a dare il via a un innovativo impianto di selezione e trattamento del «secco» analogo a quello esistente a Vedelago, in provincia di Treviso. Lì la parte di rifiuto destinata a finire in discarica diventa materiale riutilizzabile, pagato 180 euro la tonnellata. Si trasforma cioè in granulato, impiegato in campo edilizio e nella costruzione di strutture di plastica. L’ipotesi dell’impianto è stata rallentata dalle elezioni amministrative di maggio, ma ora i tre sindaci vogliono rilanciarla. Anche perché, secondo il presidente del Coordinamento dei comitati contro Ca’ del Bue, «Vedelago rappresenta il nuovo rispetto alla termodistruzione attraverso incenerimento: coniuga ricerca, ambiente, occupazione, rispetto della salute e del futuro».

Piero Taddei

QR Code - Take this post Mobile!

Use this unique QR (Quick Response) code with your smart device. The code will save the url of this webpage to the device for mobile sharing and storage.

Comments are closed.