INCENERITORI – SI, NO, PERCHE’? IL DIBATTITO CONTINUA – INTERVISTA AL PROF. GIANNI TAMINO

Padova, 12 luglio 2012

ELISABETTA BERNARDINI
D) Professor Tamino, nonostante si profili per il nostro pianeta un futuro sostenibile, caratterizzato da un espandersi dell’economia ecologica, che vuole il riciclo dei rifiuti come la migliore delle risoluzioni ai problemi dell’inquinamento, esistono, purtroppo, a tutt’oggi, sistemi di smaltimento dei rifiuti impropri, come gli inceneritori. Per cui il dibattito sulla loro valenza o meno, è ancora aperto. A che cosa servono questi impianti chimici, e qual’è il loro contributo all’ecologia?

R – In tutta Europa si sta discutendo sulla validità o meno degli inceneritori. Tutti i paesi europei tendono a non realizzare nuovi inceneritori e comunque a non incentivarli, come invece si fa ancora in Italia (si pensi ai CIP6).
Gli inceneritori non hanno risolto il problema dei rifiuti perchè intervengono a valle, cioè si continua a produrre rifiuti e ci si pone solo il problema di come smaltirli. Ma poichè nulla si crea e nulla si distrugge, i rifiuti inceneriti producono polveri e ceneri che vanno smaltite in discariche (per un totale compreso tra il 25 e il 30 %), mentre il resto va a finire in atmosfera sotto forma di fumi inquinanti. Ma poichè la combustione è una reazione chimica dei rifiuti con l’aria, alla fine per ogni tonnellata di rifiuti si producono 3-4 tonnellate tra ceneri, polveri e fumi.
Non servono inceneritori, ma una seria riduzione dei rifiuti a monte (si pensi agli inutili imballaggi che costituiscono quasi il 50% dei rifiuti domestici) e una produzione di oggetti o prodotti pensati per essere riutilizzati o quanto meno riciclati. A quel punto una buona raccolta differenziata può eliminare completamente il problema.

D) In merito alle norme europee, queste, sappiamo che controllano le emissioni di sostanze inquinanti. Ma quanto valgono simili controlli al fine di contenere la fuoriuscita dei veleni che si concentrano nei residui dovuti al lavoro degli inceneritori?

R – Le norme italiane ed europee si concentrano solo su pochi inquinanti (polveri sottili, ossidi d’azoto, metalli pesanti, diossine), ma gli inquinanti che escono da un inceneritore sono centinaia o forse migliaia. Comunque l’errore sta nel fatto che si pongono limiti di concentrazione, cioè quantità di sostanza per metro cubo di fumi, ma molte sostanze si accumulano e sono attive anche a distanza di tempo.
Per questo è importante sapere la quantità annua emessa dall’inceneritore, ma su questo valore non ci sono limiti. Così le diossine possono essere perfettamente al di sotto dei limiti di legge per metro cubo. ma essere molto pericolose come accumulo annuale. Inoltre per le polveri sottili non vi sono limiti, per quella frazione che corrisponde alle nanoparticelle; così mentre si pone un limite in peso si dimentica che le nanoparticelle sono pericolose in numero.
Ma mentre le PM10, considerate nella norma, sono grossolane e pesano molto, le PM1, a parità di peso sono mille volte di più (se consideriamo i volumi); in tal modo anche riducendo del 90% le polveri sottili, con gli inceneritori di nuova generazione dotati di appositi filtri, non si riduce il numero delle polveri più pericolose, quelle più piccole.

D) Di fronte alla enorme quantità di rifiuti (fra cui la plastica, che è riciclabile), necessaria a far funzionare un inceneritore, sembra non esserci equilibrio tra il fatto che si stia promuovendo l’economia ecologica e al contempo, stanno sorgendo altri impianti in Italia.

R – E’ evidente che se si elimina parte degli imballaggi e si fa una seria raccolta differenziata, avviando le frazioni raccolte al riciclo, non resta nulla per alimentare gli inceneritori, per cui, se si mantengono in funzione quelli esistenti e si pensa di costruirne nuovi, servirà a non fare buone pratiche di raccolta differenziata o a non riciclare le varie frazioni, per alimentare gli inceneritori, che ricevono gli incentivi, anche se l’energia prodotta è trascurabile e ben inferiore a quanto sarebbe l’energia risparmiata attraverso il riciclo o il riuso dei materiali.

GIANNI TAMINO – (Mogliano Veneto, 1947), laureato in Scienze Naturali, docente di Biologia generale, e di Fondamenti di Diritto Ambientale, al Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Padova, è stato anche tra i promotori, nel 1985, del referendum contro il nucleare. Parlamentare presso La Camera dei Deputati, dal 1983 al 1992, e parlamentare europeo dal 1995, è un esponente della Federazione dei Verdi.

È stato vicepresidente della Commissione per la cultura, la gioventù, l’istruzione e i mezzi di informazione e della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Turchia. Ha aderito al Gruppo Verde.

Si è sempre occupato di problemi ambientali, di energie rinnovabili, di sostenibilità, di biotecnologie, di ricerca nell’ambito degli inquinanti ambientali, pubblicando libri e scrivendo numerosi articoli su riviste scientifiche, culturali e divulgative. Si è interessato allo studio di centrali elettriche e inceneritori e il loro impatto ambientale, e alla possibilità di rischi biologici e di effetti mutageni e cancerogeni causati dalle attuali biotecnologie e dai campi elettromagnetici.

Ha partecipato a numerosi Convegni e a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche, in particolare alla RAI (dove fa parte del gruppo di esperti sull’energia della trasmissione Caterpillar). È stato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, in particolare, del Gruppo di lavoro sui rischi biologici, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie.

(fonte wikipedia)

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