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Gli inceneritori uccidono

Ormai le evidenze abbondano e i principi di precauzione e prevenzione dovrebbero suggerire la messa al bando degli inceneritori.Di quelli vecchi come di quelli nuovi. Parla il dott. Celestino Panizza, medico per l’ambiente di Brescia, dove opera l’inceneritore più grande d’Europa.

Montagna di rifiuti

La ricerca di un medico capace di esprimersi in modo autorevole e deciso sul danno sanitario degli inceneritori mi porta fuori provincia, a Brescia, essenzialmente per due motivi. Da una parte, perché in Trentino, a parte qualche eccezione rappresentata da medici-amministratori (il sindaco di Centa San Nicolò dottor Roberto Cappelletti e l’assessore all’ambiente di Lavis dottor Lorenzo Lorenzoni), i medici trentini finora non hanno trovato di meglio che prendere atto della volontà di costruire l’inceneritore (è accaduto nell’estate 2008, vedi QT 16/2008). Dall’altra parte, perché dire Brescia, parlando d’inceneritori, significa riferirsi all’ambito di osservazione più importante, perché a Brescia opera dal 1996 l’inceneritore più grande d’Europa, un mostro che brucia 800.000 tonnellate l’anno di rifiuti…

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Pannolini sporchi? Un bel business: ecco il primo impianto che li ricicla.

Recupero al 100%, nasce una filiera inedita nel mondo. L’azienda Crv, il Comune di Ponte nelle Alpi, la costola italiana della multinazionale: patto per la eco-innovation

 

VEDELAGO (Treviso) — Chiunque ne abbia cambiati a quintali per ripulire il piccolo di casa, se lo sarà chiesto almeno una volta: ma dove andranno a finire tutti questi pannolini usati, con il loro profumatissimo carico? Risposta: fino a oggi, sono andati nel bidone del secco indifferenziato e, nel migliore dei casi, sono stati smaltiti per incenerimento. O, più probabilmente, sono stati seppelliti in una discarica, posto che costa molto meno.

Non sarà sempre così. In provincia di Treviso, nello stabilimento del Centro Riciclo Vedelago (Crv), sta per arrivare dagli Stati Uniti – dove è stato costruito il «cuore» del macchinario, seguendo i suggerimenti e le indicazioni dei tecnici vedelaghesi – il primo impianto al mondo destinato a realizzare una filiera completa per il recupero totale di pannolini e pannoloni, che pesano per il 3% sui 32 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti complessivamente ogni anno in Italia. Un investimento da 5 milioni di euro, che è stato sostenuto, in partnership tecnologica con Crv, dalla Fater spa, cioè l’azienda abruzzese che produce e commercializza in Italia e in buona parte d’Europa i prodotti della multinazionale Procter&Gamble. Per capirsi: i marchi Pampers, Lines, Tampax, Linidor, la quintessenza del pannolino-assorbente-pannolone.

«Fater ha scelto noi e ha scelto il Veneto – spiega Carla Poli, portavoce e fondatrice di Crv – perché qui esiste la punta avanzata della raccolta differenziata in Italia. L’impianto che stiamo per inaugurare è il frutto di tre anni di ricerche e di test sul campo, cui ha dato un contributo determinante il Comune di Ponte nelle Alpi, nel Bellunese, dove la raccolta differenziata dei pannolini si fa da anni». Carla Poli ha portato il suo progetto di eco-innovation all’Unione Europea e alla recente conferenza di Rio sullo sviluppo sostenibile, sottolineando la rilevanza di sistema dell’operazione: dal produttore del pannolino al consumatore finale, tutti sono coinvolti e tutti ne traggono un beneficio in termini di risparmio. La tecnologia Crv, infatti, consente un riciclo effettivo del 100%: verranno recuperate tutta la cellulosa, tra l’altro di ottima qualità, e tutta la plastica.

«E anche il contenuto di produzione umana – sorride Carla Poli – viene sterilizzato e precipita come sale organico, riutilizzabile. Questa, dal nostro punta di vista, si può considerare una filiera completa di green economy. Sono le nuove frontiere di quella che io chiamo l’economia circolare: la nostra civiltà non può più permettersi di produrre scarti che costituiscano un problema per il futuro e che generino costi molto rilevanti per il loro smaltimento». Il progetto, nella sua fase operativa, prenderà avvio con l’attuazione dell’accordo specifico raggiunto tra l’amministratore delegato di Crv, Alessandro Mardegan, la Fater e Savno, società che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani in 42 comuni del Veneto nordorientale. A regime, si calcola che Savno potrà eliminare 3250 metri cubi di rifiuti destinati alla discarica e recuperare fino a 1250 tonnellate di nuova materia prima. Pensateci, quando cambierete il prossimo pannolino.

Alessandro Zuin

Articolo originale

 

 

Vorremo capirci qualcosa…

31 luglio 2012

Piazza Pulita propone un incontro pubblico in cui amministratori, responsabili sanitari, comitati, associazioni e cittadini possano confrontarsi in vista di un impegno venticinquennale, quello con l’inceneritore di Ca’ del Bue.

Oggi vogliamo iniziare con le buone notizie (per gli altri). Il previsto raddoppio dell’ inceneritore di Desio non si farà più. “Il cambio di rotta è stato dettato dalla constatazione che sul territorio sarebbe difficile reperire una mole di pattume tale da far girare a pieno regime il forno dato che quelli lombardi lavorano al di sotto delle loro potenzialità.”

Vedi http://www.ilcittadinomb.it/stories/Cronaca/679598/

Più o meno la nostra situazione, dove i tre inceneritori veneti già in funzione erano (secondo i dati ARPAV del 2010) sottoutilizzati per mancanza di rifiuti.

Quindi chiediamo una volta di più che venga reso pubblico il piano economico finanziario previsto per l’ inceneritore di ca’ del bue, così i cittadini sapranno finalmente da dove dovrebbero arrivare i rifiuti da bruciare per 25 anni.

A sostegno di questo “dubbio” c’è la dichiarazione del presidente dell’ azienda (BEA) che gestisce l’ inceneritore di Desio: “Non spendo tutti quei soldi per costruire una struttura senza aver la garanzia di avere i rifiuti per farla funzionare”

Abbiamo finalmente potuto vedere la relazione introduttiva dell’ Istituto Superiore della Sanità prevista dalla convenzione con il Comune di Verona e costata 60 mila euro ai cittadini (il costo totale è di 120 mila euro).

Da semplici cittadini quali siamo avremmo dei quesiti da porre circa il contenuto di questo documento e riteniamo che il comune di Verona debba farsi carico di organizzare un incontro pubblico con la popolazione, anche alla luce di quanto scritto nella relazione stessa, dove si dice che “in particolari condizioni (di rimescolamento dell’ aria) le emissioni potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 km dall’ impianto”.

In realtà si scriive anche che le “concentrazioni dei contaminanti sospesi potrebbero non essere rilevabili oltre i 5 km dall’ impianto”, ma poi si aggiunge: “ciò non esclude, però, che situazioni di rischio ad essi attribuibili possano verificarsi, in particolari condizioni che favoriscano l’ interazione con emissioni da altre sorgenti, originate anche nell’ area più vasta”.

Non ci è chiaro quali polveri (PM10, PM2,5, PM1) vengano monitorate visto che uno studio pubblicato nel 2007 e condotto in Svezia stima che un moderno inceneritore produce tra il 17% ed il 32% delle PM2,5 urbane e che un’ altro studio (sempre del 2007) fatto sulla città di Parigi ha riscontrato che l’ inceneritore assieme al riscaldamento domestico ed al traffico è uno delle tre maggiori fonti di particolato.

Non c’è nessun cenno all’ aumento del traffico di mezzi pesanti che confluiranno nell’ inceneritore per portare le 1000 tonnellate di rifiuti da bruciare e per trasportare in discarica le ceneri prodotte dalla combustione.

In conclusione abbiamo l’ impressione che si vogliano nascondere le polveri sotto il tappeto dove quest’ultimo è la relazione dell’ Istituto Superiore della Sanità e le polveri sono quelle vere che l’ inceneritore spargerà nell’ ambiente.

Daniele Nottegar

PONTE NELLE ALPI: IL PORTA A PORTA CONVIENE.

E’ stato organizzato un pullman dall’Alto Garda e Ledro in cui sono stati invitati tutti i politici dell’Alto Garda, con la finalità di far conoscere il Comune di Ponte nelle Alpi in Provincia di Belluno, realtà con il più alto tasso di raccolta differenziata e di riciclaggio dei rifiuti (oltre 90%), per mezzo di una raccolta “porta a porta” su tutte le tipologie di materiali.

La volontà del nostro movimento è quella di incentivare l’introduzione del sistema di raccolta domiciliare su tutto il territorio, per una miglior gestione dei rifiuti finalizzata al recupero delle materie invece che allo smaltimento, con i materiali che vengono avviati alla filiera del riciclo.

No all’impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali presso la località Ca’ Baldassarre/Ca’ Balestra

presentata il 23 luglio 2012 dai Consiglieri Bonfante e Fasoli

Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
– la discarica di Ca’ Baldassarre, ubicata nel territorio di Valeggio sul Mincio a confine con il Comune di Villafranca, rimasta in attività dal 1983 al 2000, avrebbe dovuto fungere da collettore dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) prodotti dai comuni che facevano parte dell’allora esistente ULSS n. 33;
– tale discarica è stata in realtà riempita di RSU e di rifiuti speciali provenienti da tutto il Veneto;
– di fatto sono state smentite le rassicuranti affermazioni ripetutamente fatte in pubbliche assemblee delle istituzioni preposte alla sicurezza ambientale e sanitaria (Regione Veneto, Provincia di Verona, Prefettura e Comune di Valeggio sul Mincio), sia con riguardo alla limitazione dei conferimenti al bacino d’utenza legato all’allora esistente ULSS n. 33, sia al controllo pubblico dei rifiuti conferiti, sia alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica;
– sin dagli anni ottanta la Regione Veneto, che continua ad essere titolare della competenza programmatoria e gestionale del ciclo dei rifiuti e della coltivazione delle cave, ha manifestato l’intenzione di intervenire legislativamente per regolamentare in maniera organica l’insediamento di discariche e la coltivazione di cave sul territorio veneto;
– purtroppo ad oggi manca ancora una normativa regionale in grado di regolamentare in maniera coordinata, organica e tutelante per l’ambiente e le persone, la presenza di discariche e cave in Veneto e, per quanto più ci riguarda, nel territorio veronese;
– essendo di fatto divenuta, nel corso degli anni, destinataria delle “emergenze rifiuti” di tutto il Veneto, la discarica di Ca’ Baldassarre è stata riempita in tempi rapidi e, in mancanza di una idonea programmazione regionale, tale frenetica attività di conferimento è da considerarsi con ogni probabilità la causa del lentissimo processo di mineralizzazione dei rifiuti ivi depositati, che continuano a produrre, a ben dodici anni dalla formale chiusura della stessa, ingenti quantità di percolato e biogas;
– il territorio nel quale si trovano i comuni di Villafranca, Valeggio sul Mincio e Mozzecane, per la presenza delle falde per la ricarica degli acquiferi, per la permeabilità del fondo ed in generale per la sua stessa natura geologica complessiva, manifesta una grande fragilità d’insieme;
– questo stesso territorio, con particolare riguardo alle zone di Villafranca e di Valeggio sul Mincio, è stato fatto oggetto di vere e proprie aggressioni che ne hanno violato irrimediabilmente la conformazione e la tenuta, avendo ospitato indiscriminatamente la presenza di troppe cave e discariche, a danno del paesaggio, della salubrità ambientale e della salute pubblica;
– i rappresentanti regionali, provinciali e del Comune di Valeggio, in più occasioni nel corso delle pubbliche assemblee ed in documenti ufficiali hanno affermato che non sarebbe stato più consentito di attrezzare nuove discariche nelle vicinanze di Ca’ Baldassarre e che la popolazione, già duramente provata, sarebbe stata salvaguardata da ulteriori gravi disagi , già ampiamente e pesantemente subiti specialmente nei primi anni di conduzione di Ca’ Baldassarre, caratterizzati dalla presenza di odori molesti, dalla fuoriuscita del biogas nei campi attorno alla discarica, nonché dall’inquinamento e dalla pericolosità determinati dai numerosissimi passaggi di camion da e per l’impianto in questione;
– ora l’impresa Adige ambiente Srl avanza la propria candidatura a gestire un nuovo impianto di “recupero e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi” proprio in località Ca’ Baldassarre, in un’area adiacente a quella in cui per diciassette anni è rimasta attiva la precedente discarica;
– stando alla documentazione prodotta dalla ditta proponente, tale impianto opererà per un periodo di otto anni decorrenti dalla sua entrata in funzione e comporterà un periodo di cosiddetta gestione “post mortem” di altri trent’anni;
– la nuova discarica vorrebbe accogliere anche rifiuti putrescibili, così da trarre gettito dalla vendita di energia elettrica derivante dal biogas prodotto dai rifiuti stessi;
– a prescindere dall’asserita qualità tecnica del progetto realizzativo e di gestione dei rifiuti all’interno dell’impianto che la Adige ambiente srl intende realizzare, appare assolutamente incoerente l’eventuale presenza di qualsivoglia discarica in una zona, come è quella di Ca’ Baldassarre, che è già stata oggetto nel recente passato di analoga attività, in un contesto già fortemente provato sotto il profilo ambientale e sociale e con profili di rischio notevoli per il prossimo futuro per le comunità valeggiana, villafranchese e mozzecanese, a diverso titolo interessate dagli effetti, diretti ed indiretti, dell’impianto medesimo;
– è in atto un attento processo culturale che ha condotto le amministrazioni di questi comuni ad assumere precise iniziative volte a favorire la più efficace attività di raccolta differenziata nell’ottica del massimo riciclo dei rifiuti prodotti dalle famiglie e dalle imprese locali;
– è ormai invalso un sentimento di profonda contrarietà nei confronti del mero smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali, dovendo piuttosto essere privilegiato il loro riutilizzo a fronte di attenti processi di riqualificazione;
– è stata attivata una nuova discarica nell’ambito del Comune di Sommacampagna, finitimo sia a Villafranca che a Valeggio sul Mincio;

impegna la Giunta regionale

a impedire l’attivazione della discarica Ca’ Balestra di Valeggio sul Mincio.