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Ca’ del Bue, via ai monitoraggi Ma continuano le polemiche

«Definire inquietante quanto contenuto nella relazione dell’Istituto superiore della sanità è un eufemismo», affermano i consiglieri Gianni Benciolini, Luca Mantovani e Denis Zenti e i membri del comitato Gianni Giuliari e Silvano Massaro. «Basta leggere a pagina 5 del documento dove si scrive che “la combustione di un chilogrammo di rifiuto in un siffatto impianto produrrà un grammo di elementi inquinanti di interesse igienico sanitario, tra i quali ossidi di azoto, ammoniaca, diossine, arsenico, mercurio, cadmio…”. Dal momento che  i due forni bruceranno 572 tonnellate di rifiuti al giorno, significa che ogni giorno per 25 anni   usciranno dall’impianto ben 572 chili di queste sostanze».  E citando un altro passaggio della relazione introduttiva evidenziano che  «le emissioni potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 chilometri dall’impianto e che entro i 5 chilometri “ci sono insediamenti urbani con densità abitativa che li rende sensibili ai contaminanti”. Che tradotto», affermano, «vorrebbe dire che ci sono uomini donne e bambini che saranno contaminati dalle emissioni. Tranquillizzante, vero?».
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Inceneritore Verona, “silenzi come a Parma”

Parma, 26/07/2012
h.13.00

Alcuni sindaci appaiono a volte come campioni di trasparenza e uomini di buona volontà, pronti a proteggere i propri concittadini e la loro salute.
Sembrava così anche nel caso del sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi.
Nel marzo del 2011 fu siglata una convenzione con l’Istituto Superiore di Sanità, per esaminare gli inquinanti nell’area attorno al costruendo impianto di incenerimento di Ca’ del Bue, fratello gemello del mostro di Ugozzolo.
Trascorso ormai un anno e mezzo dalla dichiarazione in pompa magna, la relazione introduttiva, che è stata consegnata dall’Istituto Superiore di Sanità al Comune ormai nell’ottobre scorso, è andata persa in qualche polveroso cassetto.
Alla faccia della trasparenza.
La relazione, che abbiamo avuto modo di leggere, afferma che “la combustione di un chilogrammo di rifiuto produrrà un grammo di elementi inquinanti di interesse igienico-sanitario, fra i quali ossidi di azoto, ammoniaca, diossine, PCB, IPA, arsenico, mercurio, cadmio”.
Dal momento che si prevede di bruciare 600 tonnellate di rifiuti al giorno, quanti inquinanti saranno prodotti ogni giorno dall’impianto?
Le analisi preoccupanti non finiscono qui: “Questa situazione (la climatologia dell’area, che è poi quella tipica della pianura padana e perciò simile alla nostra) crea una criticità per cui le emissioni dell’impianto potrebbero coinvolgere aree collocate ad oltre 10 Km dall’impianto”.
Ed ancora: “Nell’intera area di raggio di 5000 metri dall’impianto sono presenti insediamenti urbani con densità abitativa che li rende sensibili ai contaminanti aerodispersi”.
Che tradotto sarebbe come dire: in questa area ci sono uomini, donne, bambini che saranno contaminati dalle emissioni dell’inceneritore. Non molto tranquillizzante.
Non vogliamo entrare nel merito del progetto di biomonitoraggio capeggiato dall’I.S.S. per l’inceneritore di Verona, ma il progetto già in premessa ricorda come sia arduo il controllo per la difficoltà di reperire esattamente le fonti emissive degli inquinanti.
E’ del tutto probabile che alla fine si dica che l’inquinamento riscontrato non è colpa dell’impianto di incenerimento.
Anche l’impianto di Parma ha il suo progetto di controllo emissioni ed eventuale impatto sulla popolazione. Un progetto che probabilmente ci dirà che effettivamente gli inquinanti sono emessi (del resto lo sappiamo già dagli studi internazionali e da ciò che è riportato nel progetto stesso del PAI), ma lo dirà quando sarà troppo tardi e il danno ormai fatto.
Sappiamo che le sostanze emesse, diossine, furani, PCB, metalli pesanti, nel tempo di funzionamento si accumuleranno nei terreni circostanti, che diventeranno una sorta di discarica all’aperto per queste sostanze cancerogene.
Sempre di più risulta evidente come la scelta fatta da Parma sia foriera di future malattie e di impoverimento della qualità del territorio circostante.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma

Fonte

Inceneritore, “il sindaco dica quel che vuole fare”

10/07/2012
h.13.40

Non c’è più tempo da attendere sulla questione del termovalorizzatore.
La decisione della Giunta non può aspettare ancora o essere rimandata addirittura a dopo l’estate. E’ una decisione che il Sindaco deve assumere con urgenza. Perché il cantiere Iren di Ugozzolo, mentre il Sindaco non decide nulla, sta marciando con un ritmo di avanzamento lavori di molti milioni di Euro al mese (stimiamo sull’ordine di almeno dieci milioni di lavori al mese) e, se l’intenzione del Sindaco è realmente quella di smontare l’impianto, come si è formalmente impegnato a fare, e se quindi non si trattava solo di una battuta elettorale, ogni settimana che passa comporta un aumento enorme dei costi dell’eventuale smantellamento e il rischio conseguente di una levitazione della possibile richiesta di danni da parte di Iren verso il Comune, che già si può profilare di dimensioni clamorose.
Noi abbiamo sempre sostenuto che la scelta di realizzare questo termovalorizzatore, da parte di Comune e Provincia sia stata un errore. Abbiamo sostenuto che occorre impostare una strategia di breve-medio periodo per renderlo superfluo e riconvertirlo in un impianto a freddo, senza combustione. Ma riteniamo anche realisticamente che, a causa degli errori commessi nel passato da parte del Comune e della Provincia, oggi i margini amministrativi per impedirne l’avviamento sono minimi e passano tutti da un non impossibile accordo con Iren. Il Sindaco è stato eletto dai cittadini sulla base di una promessa elettorale precisa, ovvero che non avrebbe fatto partire l’impianto. Era solo una falsa promessa per ottenere consensi, una o è ancora un’intenzione seria? Se è intenzione reale, il Sindaco deve dire però come fare, non sul piano delle belle intenzioni, ma della concretezza amministrativa, degli atti che intende compiere, delle azioni che intende sviluppare.
Lo chiediamo al Sindaco, e lo chiediamo anche al Movimento Cinque Stelle, il cui documento sulla gestione rifiuti, del tutto condivisibile, non dice però assolutamente nulla su quali possano essere le strade concrete per impedire ad Iren di accendere il forno di Ugozzolo.
Sui rischi che corre il Comune legati ad una eventuale lotta frontale con Iren, per impedire l’avviamento del forno, sappiamo che non esiste alcuna penale, di cui in modo del tutto improprio si è parlato anche in campagna elettorale. Non esiste penale, perché non si tratta di un appalto, come tutti dovrebbero sapere. Ma, se è vero che non esiste una penale, esiste il pericolo, molto serio, ovvero che il Comune possa esser chiamato a risarcire Iren dei costi e dei danni che deriverebbero dallo smantellamento dell’impianto, dalla sua costruzione, dai mancati guadagni. Il Comune ne è consapevole? Una richiesta di danno verso il Comune potrebbe coinvolgere fatalmente anche la provincia, per i cui rifiuti l’impianto è stato realizzato. Infatti, ricordiamo che non si tratta affatto di un impianto solo comunale, ma esso è di ambito provinciale.
L’impianto, anche questo lo dobbiamo ricordare, viene oggi realizzato da Iren, sulla base di un accordo di programma sottoscritto nel 2006 dall’allora Enìa con il Comune di Parma, accordo approvato da tutti i movimenti civici e i partiti politici, compresi Ds e Margherita.
Chiediamo ora al Sindaco: è sufficiente sostenere che, avendo Enìa cambiato ragione sociale ed essendo confluita in Iren, società non totalmente pubblica, ma quotata in borsa, quell’accordo non vale più e il termovalorizzatore è un’opera abusiva? Noi crediamo che la questione sia molto delicata e per nulla scontata sul piano legale ed amministrativo, ma riteniamo in ogni caso che sia da evitare il rischio di un contenzioso al buio con Iren, che sarebbe un rischio assai probabile, nel caso il Comune volesse impedire l’accensione dell’impianto.
A un mese e mezzo dalle elezioni, la nuova Amministrazione non ha ancora detto alla città quale sia la strategia che intende perseguire. Eppure c’è stato tempo per leggere le carte, per approfondire gli aspetti tecnici ed amministrativi.
Infine dobbiamo dire che non ci è piaciuto apprendere dalla stampa che la questione del termovalorizzatore venga trattata in cene segrete tra amministratori. Non è un metodo che noi approviamo, è un approccio da prima repubblica. Chiediamo chiarezza, trasparenza, rispetto dei cittadini. Chiediamo che il Sindaco riferisca in Consiglio Comunale, che sia apra un dibattito, prima che il termovalorizzatore sia definitivamente ultimato e cominci ad incenerire rifiuti, siano essi di Parma o della provincia, mandando in fumo tutte le promesse elettorali.

Roberto Ghiretti

Fonte